«Salvo gli arti con le staminali adulte

staminali mesenchimaliLe promesse illusorie non sono ammissibili, soprattutto quando si parla di salute dei cittadini, ma solo i risultati concreti possono smentire eventuali dubbi e le «singolari perplessità che periodicamente affiorano, anche in libri freschi di stampa». Questo è ciò che accade per l’uso terapeutico delle staminali adulte che, almeno in certi ambiti, hanno permesso il miglioramento e perfino la guarigione da patologie invalidanti. Vincenzo Sica, ordinario di patologia clinica della Seconda Università di Napoli, ha messo a punto una terapia contro l’arteriopatia ostruttiva periferica, una conseguenza fortemente invalidante dell’aterosclerosi.

La malattia colpisce circa 150mila persone in Italia fra i 50 e i 90 anni e può portare all’amputazione degli arti inferiori a causa della progressiva occlusione delle arterie, ulcerazioni delle pareti del vaso e conseguente necrosi tessutale. Una patologia grave, dunque, che cambia drasticamente la vita dei pazienti. La strategia del gruppo di Sica è consistita nell’infusione di staminali prelevate dal midollo osseo del paziente stesso dopo aver visto, negli animali, che queste cellule curavano le lesioni grazie alla costruzione di nuovi vasi sanguigni e al miglioramento della circolazione. La sperimentazione è passata dunque all’uomo e, dal 2005 a oggi, sono state curate 200 persone affette da arteriopatia ostruttiva periferica, evitando ad alcune l’amputazione dell’arto.

Dopo l’intervento, inoltre, ogni due mesi i pazienti sono stati sottoposti a test: è stato visto che occorre circa un mese e mezzo perché le ulcere dei tessuti si risanino, mentre dopo due mesi ricominciano a camminare. Ricominciando a fluire il sangue, infatti, si alleviano i dolori mentre il movimento scongiura del tutto il pericolo dell`amputazione. Dopo sei mesi, l’80% dei malati trattati è stato in grado di camminare per un chilometro. La ricerca prosegue nell’intento di capire meglio il « funzionamento delle staminali implicate», spiega il professor Sica. «Sicuramente sono coinvolte nella loro attivazione le proteine rilasciate nel processo infiammatorio come le citochine che fanno sì che, così stimolate, queste cellule concorrano alla formazione di nuovi capillari differenziandosi in cellule endoteliali che ricoprono internamente i vasi sanguigni.

Comprendere meglio questo passaggio è importante perché permetterebbe di utilizzare la strategia della via farmacologica. Inoltre queste staminali, provenienti dallo stesso paziente, e quindi autologhe, non hanno creato problemi di rigetto né il trattamento ha mostrato effetti collaterali». I risultati ottenuti sono facilmente estendibili ad altre patologie. «L’effetto positivo si registra su tutte le lesioni aterosclerotiche, quindi anche quelle che sono alla base di ictus ischemico, infarto, alcune forme di insufficienza renale – prosegue Sica – evitando in quest’ultimo caso la dialisi. Proprio per questo ambito abbiamo già avuto l`autorizzazione del Comitato etico alla sperimentazione clinica, ma per il momento proseguiamo con gli studi già avviati. Vorrei che la nostra terapia venisse estesa in Italia e che venissero assegnati fondi ministeriali. La Fondazione Banco di Napoli ha permesso finora di finanziare le ricerche». 

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