SALA: PIANTE OGM PIU' SICURE DI QUELLE CONVENZIONALI (L'Avvenire)

<i>Facce di tolla: Rischi per la biodiversità? No, ci sono ben 1016 varietà di soia OGM, con il loro uso la biodiversità aumenta…</i>

<b>12 Novembre 2003</b> – Le piante geneticamente modificate sarebbero sicure almeno come quelle tradizionali, forse di più.
Senza contare il fatto che proprio dai vegetali Ogm la biodiversità – uno dei cavalli di battaglia di chi vorrebbe al bando questi organismi – potrebbe trarre beneficio dagli organismi geneticamente modificati (Ogm) invece che essere danneggiata.
Ad affermare tutto questo è Francesco Sala, docente di Botanica e di Biotecnologie Vegetali all'Università di Milano, il primo ad aprire la due giorni di studio in Vaticano sul tema degli Ogm organizzata dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Sala, dati alla mano, offre una prospettiva del problema assolutamente diversa da quella comune e spiega: «In Italia siano arrivati a una situazione schizofrenica. Basta pensare al caso delle colture di mais recentemente distrutte. Tutto è stato provocato da due semi su diecimila le cui piante avrebbero, a distanza di 50 metri, fecondato altri campi in un rapporto uno su cento. In totale, ci sarebbero state due piante su un milione. A trecento metri non si sarebbe verificata nessuna fecondazione».
E non basta, Sala infatti aggiunge: «In Italia non si vuole guardare a questi risultati perché non fa comodo guardare. E non si tratta di divisioni politiche. Semplicemente non si dà spazio al dato scientifico a meno che questo non collimi con la situazione politica del momento».
Lei dice che gli Ogm sono almeno altrettanto sicuri che il resto degli organismi vegetali?
Lo dice l'Ue. Dopo 30 anni di Ogm, e una indagine costata 70 milioni di euro il risultato è stato che le piante Ogm sono più sicure di quelle normali perché più controllate. Ciò non vuol dire che sono esenti da rischi. Basta prendere in considerazione l'argomento con le informazioni giuste.

I detrattori degli Ogm insistono però sulla questione dei rischi per la biodiversità.
È una falsa opposizione. Le piante Ogm non toccano né la qualità né la biodiversità. Basta pensare alla soia Ogm. Non esiste una sola varietà di soia Ogm ma ben 1016. Quindi con l'uso di questo tipo di piante noi aumentiamo la biodiversità dei prodotti coltivati. Per quanto riguarda quella naturale, occorre tenere conto che gli Ogm implicano un minor uso di insettici: un altro modo per incidere meno sulle condizioni ambientali.
Poi c'è il problema dei Paesi in via di sviluppo. Anche qui il fronte del no e quello del sì agli Ogm si divide aspramente. Certo, perché gli oppositori spiegano che in questo caso contano ancora molto le multinazionali. Ma non è così.

Perché?
Basta pensare alla Cina, all'India e al Pakistan che da dieci anni conducono indagini sulla sicurezza di queste piante. L'esempio più eclatante dei risultati è quello del cotone.

Si spieghi.
In India da anni viene ormai coltivato il cotone Bt resistente agli insetti. Da quando è stato introdotto, la produzione è cresciuta dell'80% e l'uso di fitofarmaci si è ridotto del 70%. A questo punto occorre tenere conto che l'India è il più grande produttore di cotone con 20 milioni di famiglie che vivono su questa coltura. Con l'introduzione del cotone Bt il reddito di queste famiglie è cresciuto dell'80%. In Cina, dove 5 milioni di famiglie vivono sul cotone, c'è una situazione simile.
L'aspetto importante è che le piante cinesi e indiane sono fatte localmente e non sono il risultato della ricerca Usa. Anzi, gli Americani commentano la situazione dicendo che la scienza cinese ha l'accelerazione di una Ferrari.
Tanto che la Cina ha ormai superato gli Usa in quanto a superficie coltivata con Ogm: 25 milioni di ettari. Si tratta di un risultato importante, anche perché è stato ottenuto dopo lunghi studi sui rischi.

Già, i rischi ci sono sempre, dunque. E i controlli?
Io sono perfettamente d'accordo con i controlli. Anzi, ormai ci siamo dotati di strumenti legislativi tali che è facile, se i rischi sono troppo alti, bloccare una pianta non concedendo la licenza di produzione. Basta applicare ciò che già abbiamo.