Dodici paesi Ue hanno scritto alla Commissione per chiederle di ritirare il testo legislativo con la quale ha proposto l’uso del mais ogm Pioneer 1507. Per ora, la presa di posizione non smuove l’Esecutivo comunitario. Nel rispetto delle regole europee, Bruxelles pensa di dover dare l’autorizzazione all’Ogm, ma in cambio, per rendere la scelta meno controversa, intende spingere per l’adozione di una direttiva che darà l’ultima parola agli Stati.
Nella lettera, firmata anche dall’Italia e indirizzata al commissario alla salute Tonio Borg, i 12 notano che una maggioranza di stati si è detta contraria alla coltivazione dell’Ogm, e chiedono quindi a Bruxelles di tenere conto «delle preoccupazioni legali, politiche e scientifiche» che il mais Pioneer-15o7 sta provocando. In una riunione ministeriale, le intenzioni di voto dei 28 hanno mostrato martedì che in un eventuale scrutinio non ci sarebbe stata una maggioranza qualificata né a favore né contro. Siccome il Consiglio non ha preso una decisione sulla proposta della Commissione entro la scadenza prefissata, le regole europee in questo campo prevedono che l’esecutivo comunitario concedi l’autorizzazione contenuta nel testo proposto a suo tempo (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì). Nella loro lettera i 12 paesi fanno riferimento alla promessa della Commissione del 1999 di non prendere mai una decisione, in casi simili, contro maggioranze preponderanti di paesi membri. Ieri la Commissione, che si sente vincolata dalle regole europee, ha spiegato che intende andare per la propria strada.
C’è in questa situazione un gioco delle parti. Fin dalla riunione di martedì era emerso un possibile compromesso. Da un lato la Commissione avrebbe dato il suo benestare al mais Pione-er-15o7. Dall’altro i paesi avrebbero accelerato la discussione su una direttiva proposta nel 2010 che prevede la possibilità di rifiutare l’uso di un Ogm sul proprio territorio. Nei fatti, dietro alla lettera dei 12 stati membri (oltre a Italia, anche Austria, Bulgaria, Francia, Cipro, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia e Malta), c’è il desiderio di fare pressione, ma anche di apparire attivi agli occhi delle proprie lob-bies nazionali. In Italia, la Confederazione italiana agricoltori ha defmito la lettera «una iniziativa opportuna per difendere la biodiversità dell’agricoltura e tutelare i consumatori». Oggi si terrà una riunione tecnica per discutere della direttiva presentata nel 2010. Il testo fu discusso l’ultima volta, senza successo, nel marzo 2012. Rispondendo alla lettera dei 12 paesi, Borg in una missiva ha ribadito ieri che l’Ogm in questione ha ricevuto sei pareri positivi dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

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