Pubblichiamo i commenti dei coPresidenti dell’Associazione in risposta all’ articolo di Sergio Romano sull’inserto domenicale del Corriere della Sera "La lettura" di domenica 19 febbraio.
Il signor Sergio Romano non ha capito niente, o meglio, non vuol capire per portare acqua al suo mulino. Luca a parte, che era un combattente in prima linea e ha cercato e trovato Pannella e i Radicali che hanno abbracciato la sua battaglia per la libertà di ricerca, Welby lo ha seguito, era affascinato da questo giovane professore colpito dalla SLA e ha proposto la sua battaglia per l’eutanasia. Quello che è successo nel 2006 lo ha voluto Welby che non si è fatto frenare nemmeno da Pannella. I Radicali, specialmente Marco Cappato, gli sono stati vicini, rendendogli la sua lotta e la disobbedienza civile possibile. E la nostra, di Piero e la mia, battaglia continua. Sì, l’articolo di Sergio Romano mi ha offesa, come Radicale e come moglie di Welby.
Mina Welby
Come persona disabile affetto da tetraparesi spastica, a prescindere da strumentalizzazione o meno, rilevo che nell’agire radicale e coscioniano, vi sia una rivalutazione dei nostri corpi o meglio di quello che possono veicolare, in netta contro tendenza ad una continua svalutazione dei nostri corpi fuori standard. Tale disvalore culturale millenario della disabilità ha aggiunto, a livello soggettivo di noi disabili, un’auto percezione molto negativa del nostro corpo e quindi delle nostre persone, che spesso è più deleteria e dura a superare, delle oggettive limitazioni connesse alle nostre disabilità, che, al contrario, grazie a speciali accorgimenti, si possono colmare. Quanto sopra credo che renda evidente, come ogni considerazione sulla supposta strumentalizzazione della disabilità, derivi proprio da quella cultura incentrata sul disvalore del corpo di noi disabili.
Gustavo Fraticelli