Ricerca sugli embrioni, Bush isolato

Si profila la prossima battaglia morale, religiosa e scientifica negli Stati Uniti sul mistero dell’inizio e della fine della vita: i leader repubblicani della Camera hanno deciso di consentire nei prossimi mesi un voto in sulla questione bollente della politica che regola le ricerche sulle cellule staminali embrionali.

Dopo la guerra intestina nella società e nel mondo politico americano sulla vicenda di Terri Schiavo, tra due o tre mesi sarà messo ai voti in Parlamento un disegno di legge diretto ad allentare le drastiche restrizioni fissate dal presidente George W. Bush nel 2001 sull’uso delle cellule staminali. Un allentamento delle norme varate da Bush è voluto dal democratici e dai repubblicani moderati. Stando alla norma in vigore, le ricerche finanziate del governo possono essere effettuate soltanto sulle 60 colonie, o linee, che si presume esistessero in agosto del 2001. Bush si era detto contrario all’uso di fondi provenienti dal contribuenti per le ricerche che implicano la distruzione della vita umana.

Il compromesso delle 60 linee era all’epoca accettato dagli scienziati ansiosi dl fare decollare gli studi sul potenziale delle cellule staminali nelle ricerche per le cure di molte malattie.Ma il sostegno si è presto trasformato in frustrazione man mano che sì è scoperto che il numero di colonie disponibili, secondo la norma, era molto inferiore a 60 e che molte di esse sono contaminate in modo da cancellare il loro potenziale terapeutico.

Bruciati dall’impopolarità dell’intervento del Congresso nel caso di Terri Schiavo, i leader parlamentari del partito di Bush hanno deciso dl consentire la votazione su un progetto di legge che permetta di finanziare con fondi pubblici le ricerche sulle cellule embrionali scartate dalle cliniche per l’inseminazione artificiale. Sarebbe sempre vietato l’uso di embrioni prodotti esplicitamente per le ricerche attraverso la donazione o altri mezzi. La decisione di mettere in calendario il voto sul disegno di legge è stata presa la settimana scorsa dal presidente della Camera, Dennis Hastert e dal capo della maggioranza repubblicana Roy Blunt, e dal suo vice Eric Cantor.