Qui la scienza non c’entra

L’Espresso
Nicola Nosengo

«La scienza in questa storia c’entra poco«, premette Paolo Bianco, ordinario di anatomia patologica all’Università di Roma “La Sapienza”. uno dei massimi esperti mondiali di cellule staminali. Parlare di una controversia scientifica attorno al caso Stamina vuol dire già falsare le carte, spiega, perché gli scienziati che lavorano sulle cellule staminali sono unanimi nel bocciare la “terapia” di Davide Vannoni in quanto priva di fondamento. E non lo fanno per difendere interessi corporativi. ma semmai per difendere i pazienti da quella che considerano una truffa bella e buona. Eppure è dalla scienza che occorre partire.

Professor Bianco, che cosa non torna nel cosiddetto “metodo Stamina”, ovvero l’uso di cellule staminali mesenchlmali per curare malattie del sistema nervoso? «Prima di tutto, che le cellule staminali mesenchimali (cellule del midollo osseo da cui derivano i tessuti ossei e la cartilagine, ndr) non sono cellule pluripotenti, cioè non possono formare qualunque tipo di tessuto. in questo caso quello nervoso. E un’idea sbagliata e abbandonata da anni, in particolare dopo che Shinya Yamanaka (premio Nobel per la medicina lo scorso anno, ndr) ha mostrato come si fa a riprogrammare cellule adulte per trasformarle in staminali pluripotenti. Per riprogrammare una cellula bisogna passare da una strada molto precisa e molto, molto più complicata di ciò di cui parla Vannoni: bisogna inserire nuovi geni, con un certo protocollo e con certi tempi. Qui parliamo di una normale coltura cellulare, non ha senso. Vannoni e i suoi puntano a derubricare le terapie con cellule staminali, che sono procedure molto complesse, a semplici trapianti. che richiedono controlli meno rigorosi. Ma questi non sono trapianti.

Che rischi corrono I pazienti? Se io somministro una cura che non è stata sperimentata nel modo debito, non posso sapere quali siano gli effetti avversi. Di certo non posso dire, come fanno Vannoni e i suoi, che non ci sono effetti avversi. Nel mondo sono in corso alcune sperimentazioni in cui le cellule mesenchimali vengono infuse in vena in studi clinici controllati: anche lì senza un razionale scientifico, ma almeno con controlli rigorosi. Un primo effetto collaterale si è scoperto lo scorso anno: l’aumento della coagulazione del sangue e l’attivazione del complemento (un tipo di risposta immunitaria, ndr). che può causare trombosi. In più, le cellule mesenchimali normalmente producono tessuto osseo, e potrebbero formarlo nel cervello, che come immagina non è una cosa desiderabile. Questi sono rischi già descritti e pubblicati. Dire, come fanno loro, che hanno trattato 39 pazienti e finora nessuno è morto è come dire che se passo 39 volte col rosso e non ho incidenti si possono abolire i semafori.

A queste osservazioni spesso si sente rispondere: si tratta di malati terminasi, per cui non restano altre speranze. «E quindi? Sarebbe come dire che se un paziente sta morendo il medico è autorizzato a usare il suo corpo per fare il proprio comodo. Non è accettabile ingannare le famiglie di bambini che stanno morendo, dar loro olio di serpente e per di più farlo in un ospedale pubblico.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.