Quanto vale la ricerca in Italia

Poco a giudicare dai 32 milioni di euro annui assegnati. Ma una serie di emendamenti, su cui la Camera dei Deputati si esprimerà il 24 novembre, potrebbe aumentare i finanziamenti, dando un aiuto consistente alla conoscenza scientifica italiana

di Marco Cappato – Associazione Luca Coscioni, per la libertà di ricerca

Tra pochi giorni la Commissione bilancio della Camera dei Deputatidovrà esprimersi su emendamenti che chiedono di moltiplicare per dieci (!) o per diciotto (!!) il più importante fondo per la ricerca di base. Se pensate a cifre da capogiro, a miliardi e miliardi di euro, siete fuori strada.

I PRIN, Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (che non sono gli unici finanziamenti alla ricerca di base, ma sono quelli con le migliori caratteristiche per la comunità scientifica), sono finanziati per 32 milioni di euro all’anno. Una cifra unanimemente considerata del tutto inconsistente. Per fare paragoni, sempre antipatici, il “bonus diciottenni” viaggia sui 290 milioni di euro. Quasi dieci volte tanto. Appunto. Ordini di grandezza simili riguardano i vari “bonus mamme” o i nuovi aiuti alla imprese, sulla cui efficacia si potrebbe discutere. Ma torniamo alla ricerca.

A parole, non si trova un politico o un editorialista che non sottoscriverebbe frasi del tipo: “senza ricerca non c’è futuro“, “la competitività dipende dagli investimenti in ricerca”, “la risorsa chiave è la conoscenza“. Belle parole, che al momento dell’esame del bilancio dello Stato si trasformano in parole “vuote”: nel senso più letterale, come vuote sono le poste di bilancio dedicate al tema. Di fronte al solito spettacolo, immancabilmente ripetuto per la finanziaria di quest’anno, alcuni dei più autorevoli scienziati italiani, attraverso l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, questa volta si sono fatti sentire:

“Noi proponiamo che la dotazione dei PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) sia portata dalla attuale cifra di 32 milioni di euro l’anno alla cifra di 400 milioni di euro l’anno.