La nozione filosofica di individuo non coincide con quella di senso comune, secondo cui essa è sinonimo di essere umano In senso filosofico e individuo un ente che e ‘ben individuato” in quanto possiede un substrato materiale e una struttura chiaramente riconoscibili (pertanto è individuo un mucchio di mattoni, un muro di mattoni, una capanna di mattoni, un nocciolo di ciliegia, un passero). Il problema delicato è quello di vedere se un individuo può conservare la sua identità pur subendo cambiamenti (e, io oso affermare,anche mutamenti sostanziali). Penso di si e ritengo che il criterio per constatare questa permanenza sia quello della reidentificazione.
Mi spiego: io sono oggi un individuo fatto in una certa maniera, ma non ho difficoltà ad affermare che ero io il bambino che stava in braccio a mia mamma all’età di pochi giorni che ero io il feto ospitato nel grembo di mia madre prima che nascessi, e ciò anche se non posso fare affidamento sulla mia memoria per compiere tali asserzioni. Lo posso fare perché le conoscenze biologiche attuali consentono di ritenere garantite queste “reidentificazioni”di me stesso nel passato. Ma fin dove possono giungere? L’embriologia moderna ci fornisce informazioni significative avendo chiarito che l’uovo fecondato (lo zigote) può talora scindersi dando luogo, anzi che a un solo embrione, a due o più gemelli, e ciò significa che, a quello stadio, pur avendo una individualità di cellule fecondata della specie umana, lo zigote non ha ancora quella di un individuo umano, tant’è vero che in certi casi può dar luogo a due o più individui umani. Consolo m,a fino a un certo stadio delle successive suddivisioni cellulari,le cellule derivate dallo zigote sono “totipotenti