La Sapienza inaugura il laboratorio di Nanotecnologie Quando la ricerca produce ricchezza Cercando il futuro al microscopio C’è chi le ha immaginate e chi sta cercando il modo di realizzarle. Pensate a delle cellule fotovoltaiche integrate nei vetri delle finestre di casa per schermare gli edifici e risparmiare energia e calore (magari fossero già disponibili in questi giorni di grande freddo). Oppure pneumatici intelligenti dotati di nanosensori per monitorare l’adesione al terreno e le sollecitazioni; parliamo di ruote destinate a mandare in pensione l’Abs. Ancora: batterie al litio più potenti e sicure per telefonini e auto elettriche. Tutto questo nasce sotto la lente di un microscopio.
Dall’infinitamente piccolo alle applicazioni industriali: ecco Snn-Lab, il nuovo laboratorio per le Nanotecnologie e le Nano-scienze della Sapienza, core facility del primo ateneo capitolino, che si candida a diventare una struttura di riferimento per la ricerca d’avanguardia e le imprese. Quattrocento metri quadrati, ubicati al piano terra di Ortopedia (Città Universitaria), che vengono ufficialmente inaugurati questa mattina ma, conferma la responsabile del laboratorio, Maria Sabrina Sarto, «lavoriamo già a pieno ritmo: l’obiettivo è partire dalle nanotecnologie per arrivare a prodotti di interesse industriale». Punto di forza del laboratorio – ristrutturato con un investimento di 250 mila euro da parte dell’ateneo – è la collaborazione innescata tra 13 dipartimenti e 3 facoltà della Sapienza: una jointventure di conoscenze che spazia dall’ingegneria (dei materiali, elettronica) alla medicina, matematica, fisica, chimica, biotecnologie. Nel laboratorio lavorano 20 docenti responsabili delle attrezzature e un tecnico strutturato: «dl team – continua Sarto, che è inoltre direttrice del Centro di ricerca per le Nanotecnologie applicate all’ingegneria (Cnis) – è poi formato da dieci ragazzi, dottorati e dottorandi, purtroppo precari che paghiamo con fondi di ricerca finanziati da diversi enti». Lo dice con un pizzico di rammarico la professoressa Sarto -classe 1968, docente ordinario dal 2002 – e forse anche per questo la voglia di puntare su questo innovativo laboratorio è tanta. «Potremo fare ricerca e studiare applicazioni in un’ottica di filiera – aggiunge Sarto – dai nanomateriali e alle superfici multifunzionali intelligenti per applicazioni industriali». La ricerca di base diventa prodotto. E crea ricchezza. «La ricerca si estende infine nell’ambito della salute – aggiunge Alberto Gufino, responsabile del Centro di Genomica e Bioinformatica – con la piattaforma di genomica e bioinformatica per il sequenziamento del Dna». Tradotto: ci si muove verso studi perla cura di gravi malattie. I ricercatori della Sapienza hanno finalmente un luogo dove far confluire contributi e studi avviati in ambiti multisciplinari. E, soprattutto, si crea l’agognata integrazione tra accademia e aziende. «All’estero – conferma ancora Maria Sabrina Sarto – la ricerca universitaria è bene inserita nei processi industriali: da noi il concetto è totalmente assente. Dobbiamo dimostrare all’industria – prosegue Sarto – che la ricerca di base può portare ad applicazioni in linea con le richieste del mercato». Nell’Snn-Lab sono presenti strumentazioni all’avanguardia: valore, 2 milioni e mezzo di euro. Si tratta di 12 macchine dislocate in 5 aree funzionali: tra le novità, un microscopio a scansione elettronica. Per capire la portata delle strumentazioni, e delle osservazioni, basti pensare che un nanometro corrisponde a un miliardesimo di metro (pari a un milionesimo di millimetro). Soddisfatto il rettore della Sapienza, Luigi Frati: «Il laboratorio è stato realizzato interamente con fondi dell’Università e della Regione Lazio – conclude Frati – tramite finanziamento Filas per progetti JointLabs gestiti da Sapienza Innovazione».
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