QUANDO IL FÜHRER PREDICAVA CHE FUMARE FA MALE (Il Riformista)

<b>29 Luglio 2003</b> – La copertina di un manuale della gioventù hitleriana riportava lo slogan poco attraente: «Hai il dovere di essere sano!». E la fotografia di Hitler veniva spesso accompagnata da scritte come: «Il nostro Führer Adolf Hitler non beve alcool e non fuma, la sua capacità di lavoro è incredibile». Il campo di concentramento di Dachau era anche uno dei maggiori produttori al mondo di piante medicinali a servizio della farmaceutica e tutta la Germania nazista si poneva all'avanguardia nella propaganda anti fumo e nella ricerca sul cancro. Non sappiamo quanto gli odierni ministri democratici si siano ispirati al modello hitleriano, certo è che, come capitava durante il Terzo Reich, l'esempio attuale della lotta contro i tumori e contro il fumo si basa su un'identica aderenza della politica alle evidenze scientifiche. E la regola sembra ormai essere diventata indiscutibile: la medicina detta e la politica esegue. E non è un caso che in molte parti d'Italia siano comparsi ovunque dei manifesti, ovviamente finanziati dalle Regioni, con alcuni slogan illuminanti come «Fa sport»; «Mangia frutta e verdura»; «Non fumare», ecc.
Ma un'osservazione come questa è d'altronde soltanto un aspetto marginale di un problema ancora più vasto, e cioè quello del rapporto tra la scienza e la politica. E Il governo della scienza, un bel libro a cura di Pino Donghi pubblicato da poco per Laterza con gli interventi di Bjørn Lomborg, di Henry I. Miller, di Paul Anand, di Amedeo Santosuosso, di Roger A. Pielke Jr., di Gilberto Corbellini e di Gianfranco Bangone, discute proprio degli ultimi sviluppi di questa classica questione di filosofia della scienza. I saggi del volume spaziano dalla discussione del problema ambientale (Lomborg, professore di statistica all'Università di Aarhus in Danimarca, espone la tesi secondo cui il cosiddetto catastrofismo ambientale è una falsa profezia che si basa soprattutto sui giudizi politici, che alcuni scienziati hanno diffuso per motivi estranei all'analisi scientifica dei dati a disposizione) al problema dei cibi geneticamente modificati, dalle cellule staminali alla politica con cui il governo inglese ha gestito la diffusione del morbo della «mucca pazza», ecc.
Ma l'intervento che, più filosoficamente, affronta l'argomento centrale del rapporto tra scienza e politica è quello di Roger A. Pielke Jr., Il significato della scienza. Per Pielke Jr., docente presso il Center for Science and Technology Policy Research dell'Università del Colorado, il dibattito scientifico vive attualmente una situazione in cui «la scienza diventa uno dei tanti campi su cui si combatte la battaglia del potere