POLO: «DIAMO RETTA AL PAPA» (Panorama)

<i>Voci di Transatlantico di deputati della Casa delle libertà: «D'ora in poi, a cominciare da fecondazione e aiuti alle scuole private, meglio far contento il Vaticano, se no si rischia grosso»</i>

<b>17 Giugno 2003</b> – Una delle preoccupazioni più serie nate nel centrodestra dopo l'analisi del turno amministrativo riguarda il voto cattolico. Un po' in tutte le parti d'Italia, infatti, sono suonati campanelli d'allarme che non possono non creare inquietudine a uno schieramento che anche sulla insoddisfazione dei cattolici per il governo di centrosinistra aveva costruito la sua vittoria del 2001. Dai discorsi (e dagli sfoghi) fatti in Transatlantico dai deputati Cdl, viene fuori la fotografia di una tendenza piuttosto netta. A Roma il mondo delle parrocchie e dei conventi ha appoggiato il candidato del centrosinistra, Enrico Gasbarra. Idem nel Friuli, dove dietro gli attacchi di Umberto Bossi ai «democristianoni» c'è anche la sensazione che la maggioranza degli ambienti ecclesiastici abbia appoggiato Riccardo Illy e non la leghista Alessandra Guerra. A Treviso (dove però la Cdl ha vinto) quasi tutti i parroci erano con l'Ulivo. A Brescia, addirittura, la sconfitta Viviana Beccalossi se l'è presa pubblicamente con Giorgio VIttadini, presidente nazionale della potente Compagnia delle opere (vicina a Cl), rimproverandogli le espressioni di stima rivolte prima del voto al sindaco uscente, l'ulivista Paolo Corsini.

Ma perché questo dietrofront? A sentire i parlamentari del centrodestra i motivi sono stati tre: l'appoggio del governo alla guerra in Iraq (avversata invece dal Vaticano); la mancata concessione ai carcerati di quei provvedimenti di clemenza sollecitati a novembre 2002 dal Papa a Montecitorio; e la battaglia del ministro dell'Economia Giulio Tremonti per togliere il controllo delle fondazioni bancarie a quei potentati cattolici che vi fanno da sempre il bello e il cattivo tempo. La conclusione di tutti i deputati Cdl è però sempre la stessa: «D'ora in poi, a cominciare da fecondazione e aiuti alle scuole private, meglio far contento il Vaticano, se no si rischia grosso».