Parkinson, una malattia ancora sconosciuta

Si tratta di una degenerazione neurovegetativa per la quale non c’e’ ancora una cura efficace

Il morbo di Parkinson, che affligge Giovanni Paolo II da piu’ di dieci anni, e’ una delle malattie neurodegenerative per le quali oggi non c’e’ ancora una cura certa ed efficace: quando si interviene con farmaci (levo-dopa) l’80% dei neuroni che producono la dopamina, indispensabili per i movimenti volontari del corpo, sono gia’ morti.

Una speranza puo’ esserci proseguendo la ricerca e la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali. Il morbo di Parkinson colpi’ il Papa nel 1988 provocando tremore e rigidita’ nei movimenti oltre a difficolta’ a deglutire e da allora la malattia e’ degenerata fino alla situazione attuale.

Non si conoscono neanche le cause di questa malattia neurodegenerativa: vi sono solo ipotesi. La dopamina e’ un neurotrasmettitore indispensabile ai movimenti volontari del corpo ma e’ anche un’area, quella dove viene prodotta, a rischio di ossidazione.

E’ il processo di ossidazione, dovuto alla dopamina, che dovrebbe determinare poi la degenerazione dei neuroni fino a compromettere i movimenti volontari del corpo, deglutizione compresa. Si tratta insomma di un difetto biologico.

Oggi si interviene con tre modalita’: la prima e’ la somministrazione di farmaci come la Levo-dopa che un precursore della dopamina; la seconda e’ l’impianto di stimolatori elettrici, tipo pace maker del cuore con il quale si tenta di porre un freno ad un circuito cerebrale impazzito; la terza e’ il trapianto di cellule fetali direttamente nel cervello. Quest’ultima pratica del trapianto di cellule fetali ricavate da aborti indotti e’ stata iniziata quindici anni fa in Svezia e attualmente trecento malati di Parkinson hanno ricevuto cellule fetali. Questa del trapianto e’ una strategia ancora tutta da verificare e i cui esiti sono tutti da dimostrare.