Paraplegia: miracolo cinese?

Francia Porciani
Infuria la polemica sul chirurgo di Pechino che inietta cellule fetali per “restituire il movimento”. Manca la documentazione scientifica. Corriere salute.

Un ospedale nella parte ovest di Pechino con la sua pagoda a colori vivaci e i giardini curati come solo i cinesi sanno fare. Uno dei tanti, apparentemente. Ma quello che sta accadendo nelle sue sale operatorie è al centro di una polemica scientifica feroce, mentre cresce un pellegrinaggio che ha assunto dimensioni mondiali. Huang Hongyun, neurochirurgo con formazione americana, da tre anni inietta a paraplegici e malati di Sclerosi laterale amiotrofica cellule prelevate dal bulbo olfattorio di feti di 16 settimane e coltivate in laboratorio. Con risultati, a quanto sembra, strabilianti. Tanto che anche la rivista inglese Lancet si è sentita in dovere di intervistare una dozzina di questi “miracolati”. Riceve ogni giorno una montagna di email da tutto il mondo da persone paraplegiche e colpite da sclerosi laterale amiotrofica e la sua lista di attesa scoppia: per i pazienti stranieri (l’intervento costa 20.000 dollari) l’elenco arriva alla fine del 2006, per i cinesi si allunga a dieci anni.
SPREGIUDICATEZZA Ma l’uomo del miracolo, il neurochirurgo Huang Hongyun, contadino “per forza” all’ epoca della Rivoluzione Culturale, poi studente di medicina e chirurgo negli Stati Uniti, Paese al quale deve la sua formazione, con olimpica tranquillità confessa di non avere una spiegazione del perché il suo metodo funziona, ma di sentirsi forte dei risultati. «Sono evidenti, sotto gli occhi di tutti: gli scienziati occidentali possono venire a constatarli» ha dichiarato alla rivista inglese Lancet. Ma nonostante abbia operato 500 persone in soli tre anni, Huang non si sente in dovere di pubblicare dati sul suo lavoro sulle riviste internazionali; si limita al Chinese Medical Journal. Di ricerche strutturate e rigorose con gruppi di confronto placebo, ed altro, non vuol sapere: «Mi occupo di gente che soffre, devo fare qualcosa per loro, non posso darmi da fare per essere accettato dalla Comunità scientifica» afferma lapidario. Senz’ altro l’ intervento di Huang è innovativo; secondo i suoi nemici, fino alla spregiudicatezza.
DAL BULBO OLFATTORIO Si tratta, in sostanza, di una terapia “cellulare” che non utilizza, però, le ormai mitiche staminali, ma cellule gliali basali prelevate da feti abortiti di circa 16 settimane (in Cina la politica del governo per la limitazione delle nascite ne fornisce in abbondanza) coltivate in laboratorio per 14 giorni su particolari terreni di cultura sui quali il chirurgo è riluttante a dare troppe spiegazioni. Sono cellule del bulbo olfattorio (la struttura alla radice del naso da cui partono gli impulsi che permettono la percezione degli odori), progenitrici della cosiddetta glia, la sostanza bianca del cervello e dei nervi, che ha funzione di isolante e di supporto ai neuroni.
LE PROPRIETA’ «Cellule, presenti nel feto, ma in misura minore anche nell’ organismo adulto, interessanti per le loro caratteristiche di immaturità e per la capacità di secernere fattori di crescita – spiega Eugenio Parati, Direttore del Dipartimento di neurobiologia e terapie neuroriparatrici dell’ Istituto C. Besta di Milano -. Tra questi, diverse neutotrofine e il Nerve Growth Factor (NGF). Senza dimenticare la laminina e la fibronectina». Per la coltivazione in laboratorio Huang Hongyunutilizza sieri bovini – vietati in Europa per precauzione in seguito al “Morbo della mucca pazza” – che gli permettono di moltiplicarle fino a venti volte, tanto che da un solo feto riesce a ricavare il milione di cellule necessario per l’ intervento sulle persone paralizzate. Intervento che avviene in anestesia generale e presuppone l’ iniezione delle cellule, metà immediatamente al di sotto, l’ altra metà al di sopra, dell’ area di midollo spinale lesionata. Per la Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia caratterizzata dalla degenerazione progressiva dei nervi che comandano vari muscoli, l’ operazione è più invasiva, nonostante venga eseguita in anestesia locale: dopo aver aperto il cranio, Huang inietta oltre 2 milioni di cellule nella corteccia frontale del cervello. E sono proprio questi pazienti quelli che sembrano ricavarne il maggiore beneficio. Come Judy Cooper, americana della Florida, alla quale la malattia fu diagnosticata un anno fa: quando è arrivata nell’ ospedale di Pechino qualche mese fa aveva difficoltà a camminare e non riusciva a parlare. Due settimane dopo l’ intervento si muoveva senza particolari problemi.
LE REAZIONI Come è possibile una ripresa del genere? Il neurochirurgo cinese sostiene che i risultati sono dovuti alla grande quantità di fattori di crescita che le cellule basali gliali producono, tali da stimolare la rigenerazione delle cellule nervose. Scettici gli scienziati, ovviamente, ma non tutti. Paul Cooper, direttore del centro di chirurgia spinale dell’ Università di New York confessa di essere rimasto impressionato dai risultati di Huang: «Non è un ciarlatano; – ha dichiarato al Lancet – è incredibile: ho visto gambe paralizzate tornare a muoversi; persone con le braccia immobili riuscire a tenere in mano una tazza di tè». Molto perplesso, invece, Parati: «Siamo di fronte ad uno sperimentalismo esasperato. Si è visto in vitro che queste cellule sono capaci di produrre fattori di crescita. Ma quello che accade in laboratorio non è detto che avvenga nell’ organismo. E per quanto riguarda l’ animale da esperimento, ci sono soltanto due studi sul ratto pubblicati negli anni scorsi che confermerebbero questa attività benefica delle cellule basali gliali. Mi sembra poco. Non dimentichiamo, infine, che l’ iniezione praticata da Huang non è esente da rischi: si possono indurre tumori, ma anche provocare ematomi e piccole emorragie».

(Articolo tratto da Corriere Salute del 16 gennaio 2005)