OLTRE AL FOLKLORE DELLA MUSSOLINI SERVE UN'OPPOSIZIONE CRITICA ALLA «MALPRACTICE» DEI MEDICI (Il Riformista)

<i>PROTESTE EMBRIONALI</i>

<b>26 Settembre 2003</b> – Da ieri i laici hanno un nuovo beniamino: Marcello Pera. Il presidente del Senato ha rinviato la discussione generale del disegno di legge sulla procreazione medicalmente assistita facendo infuriare l'Udc che ha abbandonato l'aula minacciando ritorsioni. Quasi altrettanto indispettita la Margherita – costola procreativa della maggioranza di centrodestra – che non potendosi permettere proteste plateali si è limitata a mugugnare insistentemente tra i banchi. Sollevata la minoranza, che in mancanza di strategie migliori ora può confidare nello slittamento del voto a novembre e sperare che nel frattempo succeda qualcosa. Ma è presto per scommettere su un miracolo. L'unica sorpresa viene dalla Lega, che sembra aprire uno spiraglio per emendare l'orribile testo. Chi l'avrebbe mai detto. Per il resto l'opposizione al disegno di legge si affida agli sforzi dei soliti volenterosi come il repubblicano Antonio Del Pennino, che anche l'altroieri ha tenuto alta la bandiera del Senato. Ma c'è un limite a quello che i singoli possono fare e all'orizzonte non si intravedono schieramenti capaci di restituire al dibattito il giusto rilievo: se questo testo contro le donne, i malati, la libertà di scelta, la scienza e la logica non sarà modificato in modo sostanziale, la sua approvazione segnerà una tappa di involuzione culturale e politica per l'intero paese. Eppure se si eslcudono le esibizioni folkloristiche di Mussolini e compagne, l'opposizione si trascina con argomenti ripetuti con un po' di stanchezza. L'Ulivo agita appena le frasche, letteralmente piegato in due. I leader restano defilati, ma chissà che qualche tardiva scintilla non arrivi dal dibattito organizzato il 30 settembre alla presenza di Fassino. I Ds intanto azzardano qualche capriola, nel tentativo di tendere la mano alla Margherita pur continuando a bocciare senza appello la procreazione in salsa fondamentalista.
A testimoniarlo c'è la relazione preparata dal cattolico diessino Giorgio Tonini. Ineccepibile nell'analisi degli svarioni costituzionali, etici, scientifici del disegno di legge, che costringe i medici alla malpractice imponendo il numero di embrioni da produrre e impiantare, prefigura il trattamento sanitario obbligatorio delle donne che cambiano idea dopo la fecondazione dell'ovulo e opta per il sacrificio della libertà di ricerca anche quando non va a vantaggio del diritto alla vita degli embrioni, perché non sono più vitali o sono avviati comunque alla distruzione. Peccato per la lunga premessa in aperta contraddizione con le conclusioni. Come si fa ad applaudire Habermas e poi difendere la ricerca sugli embrioni che fa inorridire il filosofo tedesco? Come si fa a ripetere la litania antiscientista della serie che le nuove tecnologie minacciano la vita sulla Terra e poi ergersi a difesa del diritto costituzionale alla libertà di ricerca? Viene il sospetto che a forza di evitare dolorosi chiarimenti la schizofrenia sia dietro l'angolo. Sarà così il futuribile partito riformista?