Fidenato sarà risarcito da Gianni Lidiano Cavallini, che tempo addietro, insieme ad altri, invase e distrusse i campi di mais Ogm del coltivatore friulano. Lo ha stabilito con una sentenza, che riportiamo in allegat,o il Giudice di Pace di Pordenone, andando così a tutelare il diritto fondamentale dell’imprenditore agricolo alla libertà di semina.
Per protesta invase il terreno e danneggiò, assieme ad altri, le coltivazioni di Giorgio Fidenato: il giudice di pace impone ora a Gianni Cavallini, già dirigente dell’Azienda sanitaria, di risarcire l’imprenditore agricolo. La sentenza è stata depositata il 18 agosto. La causa era stata promossa da Giorgio Fidenato, assistito dall’avvocato Francesco Silvestri, nei confronti del dirigente, davanti al giudice di pace Anna Salice.
Il titolare dell’azienda agricola “In Trois” coltiva terreni a Vivaro e su uno di questi aveva seminato una varietà di mais Ogm iscritta nel catalogo europeo. Tale scelta venne osteggiata da privati e associazioni che, scrive il giudice, «hanno dimostrato in gran numero di non essere in grado di manifestare la loro contrarietà in modo civile e rispettoso delle leggi».
Tali manifestazioni sfociarono in «danneggiamenti e distruzione delle coltivazioni». Erano state autorizzate dalla questura, con il limite preciso di non occupare la sede stradale confinante col terreno di Fidenato e di rispettarne le proprietà.
«Molti manifestanti, incuranti delle raccomandazioni, distrussero il mais».
La Digos ricostruì «in modo preciso» quando accaduto, individuando i singoli manifestanti. «Uno di questi è Gianni Lidiano Cavallini, più volte ritratto nell’atto di estirpare le piante di mais». Da qui l’avvio del procedimento civile nel quale l’imprenditore agricolo ha evidenziato l’ingresso abusivo nel fondo, la distruzione di piante di mais, il danno non patrimoniale trovandosi leso in un diritto fondamentale.
Il giudice di pace – evidenziando che «Cavallini era stato invitato alla stipula di negoziazione assistita, ma il plico non è stato ritirato, così come ha lasciato in giacenza l’atto di citazione» – ha ritenuto «legittima» la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale, accogliendo la domanda di Fidenato.
Gianni Cavallini è stato condannato a risarcire 5 mila euro oltre a 1.325 euro di spese di lite.

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