Ogm: gli sbagli dell’Europa danneggiano i coltivatori

La Stampa
Roberto Defez

II mitico pomo della discordia era destinato alla più bella e fece litigare le principali divinità dell’Olimpo prima, per poi innescare la guerra di Troia. Più di recente un nuovo frutto, un pomo o mela, di colore violaceo suscitò feroci ostilità perché una volta tagliato anneriva. E questo non poteva che essere un frutto del demonio. Quella mela fu subito dichiarata «in-sana» e di tale diffidenza v’è traccia nel nome ancora oggi: la melanzana. Questa, come le mele e le patate, annerisce al taglio e per decenni fu bandita dall’uso umano. Oggi è difficile immaginare di privarsi di una parmigiana di melanzane o di una pasta alla Norma, solo per nominare due ricette che profumano di piatti fatti in casa. Anche il «pomo d’oro» ci arriva dopo la scoperta dell’America, una pianta allora solo decorativa dai minuscoli frutti giallo-oro. Nei secoli in Europa abbiamo selezionato delle piante mutanti che fanno grandi frutti rossi e gustosi, tanto che molti oggi pensano che i pomodori siano un frutto tipico italiano. Ma la diffidenza, il pregiudizio e anche la diffamazione hanno spesso accompagnato il cibo, specie il cibo straniero. Anzi, il cibo che ci veniva imposto senza esserci spiegato. Spiegato nel senso di descritto nelle sue pieghe più intime e dettagliate. Mele, pomodori, patate e melanzane, non sono frutti né europei né mediterranei, ma frutti stranieri che in passato hanno generato sospetti e timori prima di diventare «prodotti tipici». Questo istinto alla diffamazione alimentare è quello che ancora oggi ci portiamo dietro e che si sta usando da anni per condurre la caccia alle streghe del terzo millennio: i cosiddetti Ogm. Il 13 gennaio 2015 il Parlamento Europeo ha spinto ancora più indietro l’orologio del progresso, della conoscenza e della ricerca scientifica. Ha anche fatto fare vari giri all’indietro alle lancette del buon senso e della ragionevolezza. L’Europarlamento ha approvato un testo che consente ai singoli Stati membri di sciogliere il vincolo più forte che tiene insieme vari Paesi, ossia quello di una politica agricola comune, permettendo che ogni Stato possa vietare la sola coltivazione sul suo territorio nazionale di piante ingegnerizzate per le più disparate ragioni, ad eccezione delle ragioni scientifiche. Quindi un rischio ambientale per la coltivazione di piante Ogm sarà valido in Francia ma non in Spagna ed uno che vige in Repubblica Ceca non varrà in Slovacchia. Nel mondo si coltivano circa 180 milioni di ettari con piante Ogm ossia oltre il 12% di tutta la superficie coltivata: non sono piante nuove, non sono oggetti alieni, ma il naturale sviluppo di un’agricoltura che vuole produrre quanto produceva finora riducendo l’impatto ambientale ed abbattendo in maniera molto consistente l’uso degli insetticidi. Avversare queste piante Ogm vuol dire fare un regalo alle aziende che producono i vecchi ed inquinanti pesticidi. Ma vuol dire anche fare un regalo alle aziende sementiere che producono i semi Ogm di cui detengono i brevetti. Questo perché, con questa nuova legge comunitaria, non avranno come competitori quegli agricoltori, quelle aziende sementiere e quegli scienziati europei che potrebbero contrastare il loro predominio ed il loro monopolio. Difatti, se qualcuno si illude che vietando gli Ogm in Europa le aziende del biotech statunitensi siano danneggiate si sbaglia di grosso. Solo l’uno per mille di tutte le coltivazioni mondiali di Ogm si svolgono in Europa, ma l’Europa e l’Italia importano decine di milioni di tonnellate di Ogm per vestirsi e produrre i capi della moda, per curarsi e detergere le ferite, per alimentare il parco zootecnico e fare formaggi, prosciutti, carni, latte e yogurt. Per farsi un’idea, l’Italia consuma circa diecimila tonnellate di soia Ogm al giorno. Ogni giorno. Tutta importata dall’estero, tutta proveniente da oltreoceano, quasi tutta usata per alimentare il nostro parco zootecnico che ci permette di produrre salumi e formaggi tanto pregiati da essere esportati nel mondo per un controvalore di 2,7 miliardi di euro solo nello scorso anno. Non una parola è stata pronunciata dall’Europarlamento su questo fiume di Ogm che usiamo tutti i giorni. Nessuno ha pensato di etichettare come «derivato da Ogm» un qualunque alimento derivato da animali nutriti con Ogm. Nessuno ha nemmeno avuto da ridire sul fatto che l’Europa importa ed autorizza per il consumo, anche umano, quarantasei differenti tipi di Ogm. Toccare questi affari è troppo scomodo evidentemente o tocca interessi troppo solidi. Mentre danneggiare degli imprenditori agricoli onesti (chiamandoli per giunta «contadini» come se coltivassero degli orti) che vorrebbero coltivare quegli stessi prodotti che ritrovano nei mangimi dei Consorzi agrari è evidentemente un danno collaterale accettabile. Agli scienziati poi, i governanti dicono che loro possono ricercare qualcosa di diverso, come se la Ricerca non dovesse servire al progresso civile, culturale e soprattutto economico e occupazionale del Paese. Allora si capisce che è come se ogni giorno, dopo aver solcato l’Atlantico, attraccasse ai nostri porti una nave carica non solo di diecimila tonnellate di soia Ogm, ma anche di altrettante falsità.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.