Dopo il drammatico caso Englaro da più parti si auspica una normativa di legge che riconosca ai malati una libertà decisionale, interpretata nell’ambito di una dimensione relazionale, così da evitare lo sconfinamento nell’ eutanasia.
Una normativa però che, in una società medicalizzata come quella di oggi, sia in grado di limitare la supremazia di una tecnologia che possa interferire con il diritto di morire quando è arrivato il momento di lasciare questa terra. Il riferimento è alla sospensione delle cure troppo onerose per il paziente, comprese quelle ordinarie che in certi casi possono risultare straordinarie ed essere valutate dal medico come sproporzionate.
La straordinarietà non sta nell’intervento in sé, ma nella condizione gravosa che l’ intervento genera. Anche la nutrizione e l’ idratazione artificiale, come d’ altra parte la ventilazione meccanica, in alcun situazioni non ottengono il fine per cui sono instaurati, e rischiano di richiedere comportamenti eroici che non rispondono più all’obiettivo primario del prendersi cura dell’altro. Nasce quindi il dovere, nella diversità delle situazioni con le loro molteplici variabili, di compiere un discernimento prudente della proporzionalità di questi interventi e di agire a seguito di una decisione partecipata che si configura nella cosiddetta "alleanza terapeutica" tra paziente e personale sanitario. A questi criteri fa riferimento il pensiero dell’Associazione Medici Cattolici di Milano, che con un documento ufficiale è intervenuta nel dibattito su nutrizione e idratazione artificiale obbligatorie oppure no, come prevede il disegno di legge che prossimamente concluderà il suo iter parlamentare.
Il documento ambrosiano vuole essere un invito affinché tutti i poteri forti non compiano pericolose invasioni di campo, ma lascino alla competenza delle singole coscienze (medico, malato o suo contesto familiare) la decisione nei casi dubbi. Il rinvio alla coscienza non è il lasciar fare quello che si vuole, bensì la libertà che viene data alle persone di scegliere la via più giusta, secondo il principio su cui si basala moralità umana "fate al prossimo ciò che volete sia fatto a voi".