
Testamento biologico e tutela della libertà di ogni individuo di decidere autonomamente della propria vita fino all’ultimo. Si è discusso di questo durante l’incontro svoltosi ieri sera presso il Circolo Aquila Longhi di Parma, organizzato dai Radicali e dall’Arci provinciale.
Ospite della serata Mina Welby, moglie di Piergiorgio, l’uomo affetto da distrofia muscolare che, il 20 dicembre del 2006, dopo anni di lotte e appelli alle istituzioni, decise di staccare il respiratore che da nove anni lo teneva in vita e di lasciarsi morire.
Durante l’incontro è stato presentato “Ora”, un videoclip musicale, tratto dalla drammatica vicenda di Welby e realizzato dalla rock band cremonese dei Diskanto. Il brano, inserito in un cofanetto che contiene le interviste a varie personalità impegnate sul tema del testamento biologico e realizzato in collaborazione con l’Associazione Luca Coscioni, rientra in un progetto di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un tema ancora scottante.
“Quella a favore del testamento biologico è una battaglia che caratterizza da sempre l’impegno dei Radicali”, ha dichiarato Luca Marola, segretario della sezione del partito di Parma. E proprio ai Radicali è andato l’appello di Mina Welby. “Voglio farvi coraggio. Occorrono firme perché si faccia una buona legge che legalizzi l’eutanasia e il suicidio assistito. Solo così si tutela la dignità dell’uomo, calpestata quando si versa in uno stato vegetativo senza via di salvezza, e la libertà di ognuno di decidere fino all’ultimo della propria vita. Nessuno sceglie di morire se non ne avverte l’estrema necessità – ha affermato Mina Welby – bisogna tutelare questa libertà, nello stesso modo in cui la legge riconosce alle donne la libertà di abortire”.
In Italia, ad oggi, non esiste ancora una legge sul testamento biologico. Nel 2010 sono state 19 le famiglie italiane che hanno scelto di oltrepassare il confine per raggiungere la Svizzera e ricorrere al suicidio assistito.
“Sembra che nel nostro paese tutto taccia rispetto al tema del testamento biologico”, ha dichiarato Mina Welby. Nel febbraio 2009, alla vigilia della morte di Eluana Englaro, l’allora governo Berlusconi approvò il disegno di legge che imponeva alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficienti. “Se dovesse passare, sarebbe una legge pessima, contro la nostra volontà”, sostiene la signora Welby. Per i Radicali si tratta di un disegno di legge che nega il diritto alla libertà, riconosciuto dall’articolo 13 della Costituzione, e quello sancito dall’articolo 32, secondo cui “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
“Parma è una città che si sta dimostrando sensibile rispetto al tema del testamento biologico” – continua Mina Welby – ma bisogna insistere e pensare a come ovviare a questo disegno di legge. Ci vorrebbe un referendum, come quello del 2005”. Il 12 e 13 giugno 2005 il Partito Radicale promosse 4 referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione assistita. L’intervento diretto del Vaticano, che osteggiò apertamente la proposta, invitando i cattolici a non recarsi alle urne, decretò il fallimento del referendum, che non raggiunse il quorum. “La vittoria di diverse cause giudiziarie ci ha permesso, tuttavia, – sostiene Mina Welby – di ottenere importanti riconoscimenti di diritti anche in materia di fecondazione assistita. Dovremmo fare lo stesso per il testamento biologico. Opporci perché il disegno di legge venga cambiato e si approvi una legge giusta sulle disposizioni anticipate di trattamento”.
Sulla questione è intervenuto anche Massimo Iotti, presidente provinciale Arci, che ha dichiarato: “Avevo caldamente appoggiato la proposta di istituire un registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, ma il progetto è stato accantonato. Diciamo che c’è stata una volontà trasversale di non andare avanti”. La questione adesso passerà alla prossima giunta. Per i Radicali e l’Arci il dibattito sul testamento biologico non si può più rimandare. “E’ un tema sul quale la prossima amministrazione dovrà necessariamente pronunciarsi”, ha concluso Iotti.
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