Basta leggere i messaggi che da mesi circolano sui social network per capire che non sono gli scienziati ad avere acceso i toni della polemica intorno al discusso trattamento Stamina, ma un’irresponsabile campagna mediatica portata avanti a colpi di audience, che ha avuto l’effetto di confondere ulteriormente chi già era confuso e di scatenare la violenza verbale in chi crede nelle teorie complottistiche delle lobby scientifiche. Eppure c’è qualcuno che ha pubblicamente ringraziato Le Iene (che hanno dedicato più di 20 servizi al caso Stamina senza mai fornire una sola notizia che avesse una seppur minima base scientifica), dicendo che “il livello di acculturazione scientifica, ma anche tecnica, su come si portano i farmaci in clinica si è alzato moltissimo e voi avete un grosso merito in questo”. Non contento, Mauro Ferrari ha anche dichiarato, sempre a Le Iene, che Sta-mina sarebbe “il primo caso importante della medicina rigenerativa qui in Italia” e un’occasione unica per il Paese “per rilanciarsi” e assumere il ruolo di “paese guida per il resto del mondo” nel “permettere ai grandi successi della scienza di base di arrivare in clinica più rapidamente possibile”. Evitando in questa sede di approfondire cosa intenda esattamente per “il più rapidamente possibile” e di sottolineare che in realtà le regole che stabiliscono come portare le terapie avanzate in clinica già esistono in Europa almeno dal 2007, se a fare queste affermazioni è il possibile futuro presidente della nuova commissione ministeriale che dovrà valutare la sperimentazione clinica su Stamina, non stupisce che il mondo scientifico sia immediatamente insorto. In un paese già confuso e tutt’altro che scientificamente alfabetizzato (come è comprensibile che sia, trattandosi di un argomento così tecnico) queste affermazioni denotano che chi dovrebbe fare chiarezza ha bisogno di chiarirsi, lui per primo, le idee. Essendo laureato in matematica e dottore di ricerca in ingegneria meccanica, potrebbe non conoscere il lavoro degli staminologi: del resto, il sottoscritto non ha mai incontrato il Prof. Ferrari in nessuno delle centinaia di congressi mondiali sulle cellule staminali a cui ha partecipato, né ha mai sentito pronunciare il suo nome in quei contesti. Ma nel momento in cui, inspiegabilmente, il prof. Ferrari viene indicato dal Ministero della Salute per assolvere un compito tanto delicato, forse sarebbe il caso che si documentasse (magari cominciando a dare una sbirciatina su PubMed e una scorsa al Regolamento 1394/2007 della Comunità Europea) prima di fare affermazioni avventate. Il fatto che abbia poi tentato di giustificarsi a La Vita in Diretta dicendo che qualcuno potrebbe essersi “offeso per il fatto che in realtà ci sono altri programmi di ricerca, anche interventi clinici, sulla cecità e altre cose, fatti da scienziati bravi ed importanti” non ci tranquillizza. Anzi! Non è questione di offendersi (uno staminologo non può offendersi se il suo lavoro non è conosciuto da un matematico): è un altro il tipo di cecità che spaventa, che non può purtroppo essere curato con nessuna terapia a base di cellule staminali. Ma visto che ha toccato lui l’argomento implicitamente citandomi, vorrei ricordare al prof. Ferrari che se c’è un campo in cui l’Italia è già all’avanguardia, tanto da essere citata come esempio in tutto il mondo, è proprio quello delle cellule staminali in medicina rigenerativa. In questo campo il nostro Paese ha primeggiato e ottenuto straordinari risultati non soltanto per la cura delle gravi ustioni chimiche della cornea (che lui chiama genericamente “cecità”) o per la ricostruzione di epiteli, ma anche di malattie genetiche rare come l’Ada-Scid, la Leucodistrofia Metacromatica, la sindrome di Wiskott-Aldrich (mediante cellule staminali emopoietiche geneticamente modificate) o l’Epidermolisi Bollosa, per non citare gli straordinari lavori di ricerca di base sulla maggior parte delle cellule staminali adulte. embrionali e riprogrammate. Grazie ad una sua successiva intervista su La Repubblica, capiamo che in realtà il possibile futuro presidente ritiene che il caso Stamina meriti di essere approfondito solo perché “dal punto di vista del volume di attenzione ricevuta, non c’è dubbio che Stamina abbia avuto una diffusione enormemente maggiore dei lavori degli altri ricercatori. Certi studi non hanno più di un trafiletto sul giornale, qui parliamo di un caso che ha cambiato la coscienza nazionale su questi temi”. In pratica, il criterio di valutazione di un terapia sarebbe la portata mediati-ca che raggiunge. Quindi, secondo il professor Ferrari, ventidue puntate de Le Iene, decine di puntate di Pomeriggio Cinque o de La Vita in Diretta e articoli con frequenza settimanale sul Blog di Gioia Locati, solo per fare qualche esempio, varrebbero più di articoli “epocali” sul New England Journal of Medicine o su Lancet, Cell, Nature o Science? Quindi, un trattamento senza nessun razionale, senza nessuna consistenza scientifica, senza nessuna prova di sicurezza ed efficacia meriterebbe di essere approfondito solo perché ormai è sulla bocca di tutti? Sarebbe come dire che lo status di terapia in Italia si ottiene per acclamazione popolare, non perché sperimentato e vali-dato secondo le norme condivise dalla comunità scientifica e dagli enti regolatori. E sempre l’acclamazione popolare renderebbe meritevole di approfondimento un trattamento indagato per aver violato tutte le norme previste per la somministrazione di terapie avanzate all’uomo, anche se per uso compassionevole. Evidentemente il prof. Ferrari ne è convinto, altrimenti non avrebbe dichiarato: “Seguo poco gli aspetti penali, mi interessano quelli scientifici”. Sarei curioso di sapere come possa non interessarsi degli aspetti penali quando riguardano proprio l’aspetto scientifico del problema. Probabilmente nessuno è mai stato accusato di abuso della professione matematica o di commercio o somministrazione di equazioni guaste e pericolose per la salute.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.