Londra rivede la legge sull’eutanasia

LONDRA   L’eutanasia rimane reato in Gran Bretagna, ma l’incriminazione  di chi assiste un paziente deciso a suicidarsi non sarà  automatica. Il Director of public prosecution, Keir Starmer, ha diffuso ieri le linee guida che  definiscono, non rivoluzionano,  la legge esistente.

I colpevoli potranno  ancora finire in carcere con pene fino a 14 anni e la   dolce morte resta proibita. Aumenta  però il grado di discrezionalità del giudice che dovrà  basarsi su nuovi principi prima di decidere se perseguire chi ha aiutato una persona a mettere  fine alla sua vita.  Il presupposto per sperare   di non essere incriminato è  l`espressa e chiara volontà di   chi vuole morire e che per questo  chiede aiuto. Chi si adopererà   dovrà «agire solo ed esclusivamente   per motivi di compassione».  Non deve cioè avere alcun   interesse. «Il giudice ha così  inserito una discriminante  importante -hanno commentato   soddisfatti gli aderenti a Dignity  in dying, l`organismo che più si è battuto per avere nuove   linee guida – perché precisa che chi assiste un suicida per pietà  ha molte chance di non essere   incriminato a differenza di chi   agisce per motivazioni diverse».   La linea mediana tenuta da   Keir Starmer sembra andare  nella direzione sollecitata dal   premier Gordon Brown che ieri in una lettera aperta aveva  espresso tutta la sua contrarietà  ad «aperture» sull`eutanasia.   

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