Lo sciopero della fame dei malati di Sla

 Vale la pena di lottare per  le cose senza le quali non  ha senso vivere. Chi ha la  Sla e chi lo assiste sanno   cosa manca, io come malato posso farmene  una ragione e cerco di sopravvivere  nella speranza di una cura, ma mia  moglie deve poter vivere, deve avere una  libertà. Questa è la cosa che voglio, senza  la quale non ha senso vivere». Parla così  Salvatore Usala, malato di Sclerosi laterale  amiotrofica, che il 6 novembre scorso,  insieme ad altri malati, tra cui Giorgio  Pinna e Mauro Serra, ha intrapreso  uno sciopero della fame.

Hanno deciso  di protestare, nel modo forse più diretto  e "delicato" che pazienti come loro hanno  a disposizione: hanno tenuto chiuso  il tubo che li alimenta artificialmente.  Hanno messo in gioco la loro vita per  "un ideale"; lo stesso di tutti quei pazienti  che, come loro, vogliono vivere dignitosamente.  Lo sciopero è per denunciare  le gravissime carenze nell’assistenza garantita  a tutti i malati che versano nelle  loro condizioni e a quelli che, di fatto, si  trovano nella stessa situazione, in quanto  affetti da patologie che comportano  analoghe conseguenze. Siamo la sesta  potenza mondiale ma i nostri malati di  Sla, ricevono "attenzioni" da terzo mondo.  La mancanza di assistenza colpisce  tutto il nostro Paese, indistintamente da  Nord a Sud, e getta le famiglie nella più  totale disperazione.   

Usala ha scritto una lettera direttamente  al vice ministro Fazio. La proposta,  per sé e per tutti gli altri pazienti, è  quella di un progetto di integrazione  sociosanitaria dettagliato di presa in  carico del malato di Sla al domicilio,  comprensivo di tabelle, costi comparati  e schema di un corso di formazione  per badanti, attingendo a progetti  regionali già esistenti nel Lazio e in  Sardegna. Il fulcro dell’assistenza domiciliare è l’apporto sociale di aiuto  alla persona, sotto forma di assistenza  indiretta, debitamente formato alla  gestione di un malato complesso come  quello di Sla. Ciò consentirebbe una  più oculata gestione delle risorse e darebbe  un aiuto concreto alle famiglie.  Basta pensare che i dati ci dicono che  un paziente affetto da Sla costa mediamente  1.700 euro al giorno in una terapia  intensiva, 360 in Rsa, 240 in casa.  Giorgio e Salvatore hanno una buona  assistenza domiciliare ma sanno benissimo di essere dei privilegiati. La  Sla è una malattia che colpisce circa sei  persone su centomila, danneggia progressivamente  i motoneuroni e quindi  col tempo porta al blocco delle normali  capacità di muoversi, nutrirsi, respirare,  anche se il cervello resta lucido  fino alla fine. Questi pazienti, con il  progredire della malattia, hanno bisogno  sempre più di assistenza continua  e specifica. «Quello che noi chiediamo  – dichiara Mauro Pichezzi, presidente  di Viva la vita Onlus – è l`assistenza domiciliare in ambito sociale e non sanitario, che significa avere a disposizione  badanti formate ed esperte che si prendano  cura dei malati e che permettano  ai familiari di andare a lavorare». Già,  perché la Sla non è solo la storia dei pazienti  ma anche dei familiari, che spesso  devono lasciare lavori, fare continui  sacrifici, soprattutto di tipo finanziario.  La differenza tra gli aiuti a livello  regionale è enorme: il Lazio spende  circa 15mila euro al mese per un malato,  la Lombardia 1.100, altre regioni,  come la Sicilia, ancora meno.   

Ai malati che poi hanno sospeso lo sciopero  della fame, si è affiancata l’iniziativa  non violenta della deputata Farina  Coscioni. Il 12 novembre scorso, il vice  ministro ha rassicurato i malati, prendendo  l’impegno di "licenziare" al più  presto i nuovi Lea (Livelli essenziali di  assistenza). Fazio ha dichiarato che,  con l’approvazione e l’entrata in vigore  dei nuovi Lea, per il malati di Sla  saranno inseriti in maniera definitiva  i comunicatori, che oggi sono forniti  con uno stanziamento specifico di dieci  milioni, e sarà anche sistematizzata  e resa personalizzabile l’assistenza domiciliare  per rispondere alle esigenze  delle diverse tipologie di malati.  
 
Con queste promesse, lo sciopero della  fame è stato sospeso da parte dei malati  ma la vedova di Luca Coscioni, come  spiega lei stessa nell’intervista, è critica  e per questo va avanti. «Quest’anno  sono morti tanti malati per abbandono  e soprattutto perché, non avendo  assistenza, non hanno fatto la tracheotomia»,  scriveva Usala a Fazio, ed  è proprio di queste ore la notizia che  Mirna, una sessantenne di San Giorgio  Jonico, anche lei affetta da Sla, ha  rifiutato la tracheotomia. Sia lei che i  suoi familiari chiedono che la sua volontà  sia rispettata. Luca Coscioni,  Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli,  Eluana Englaro, ora Mirna, Salvatore  e tanti altri. Il tema è sempre quello di  scegliere di vivere, come vivere, quanto  vivere, come morire; quanto sia  accanimento terapeutico, quanto no.  L’autodeterminazione del paziente.  Un tema delicato che finirà nell’imminente  discussione alla Camera del ddl  sul testamento biologico. 

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