E’ partito il conto alla rovescia: con l’arrivo della primavera diventerà realtà quello che per alcuni coltivatori è un sogno… e per la maggior parte dei consumatori un incubo: la semina, su larga scala, di mais geneticamente modificato. La notizia circola da settembre quando il Movimento Libertario, cui aderiscono agricoltori del Nord Italia che da anni si battono per rivendicare il diritto a coltivare 0gm, ha annunciato l’arrivo in Italia di 52mila sacchi di mais transgenico Mon810, stoccati in alcuni magazzini in Lombardia, Veneto, Emilia, Friuli, pronti per le semine di primavera. E non stiamo parlando di briciole, ma di 2 miliardi e 600 milioni di semi biotech pronti per esser seminati. Da chi? Non si sa, dichiara al Salvagente Giorgio Fidenato del Movimento Libertario. “Lo faremo in tutto il Nord Italia e gli agricoltori rimarranno anonimi, perché, non possono correre il rischio di veder distrutte le piantagioni. Lo Stato non ci tutela, quindi noi ci sentiamo liberi di contravvenire alle sue leggi!”. A costo anche di venir sanzionati. Perché se è vero che si possono detenere e piantare semi di mais transgenico – la Corte di giustizia europea ha dichiarato che gli ogm già autorizzati dall’Ue, come il granturco della Monsanto, non possono essere sottoposti a una valutazione nazionale – è anche vero che tale semina va denunciata, alla Regione o alla Provincia autonoma, entro due settimane dalla messa in coltura. “Per evitare contaminazioni con altre varietà, il decreto legislativo n. 224/2003 prevede, infatti, una fase di monitoraggio e una sorveglianza sui possibili effetti negativi per la salute umana e animale e per l’ambiente”, spiega Fabrizio Fabbri, direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici. Cosa che non avverrebbe qualora tutto venisse svolto in gran segreto. Da qui la denuncia del presidente della Fondazione Diritti Genetici, Mario Capanna, che ha chiesto al governo di prendere gli opportuni provvedimenti per “evitare l’immissione fraudolenta e, per la prima volta, massiccia, di Ogm in Italia, con il possibile inquinamento genetico delle varietà autorizzate”. “Abbiamo ricevuto la notizia di reato e inoltrato la denuncia alle autorità giudiziarie competenti: carabinieri e guardia forestale -spiegano dal ministero dell’Agricoltura al Salvagente – e già da mesi abbiamo avviato la stesura di un dossier sui rischi degli Ogm per l’ambiente”. In realtà questa disputa si inserisce in un vuoto legislativo: in Italia non esiste una legge che vieti la coltivazione di Ogm, dunque difficile chiudere la porta a chi cerca deliberatamente di contaminare l’ambiente. Per il ministero dell’Ambiente, “una strada c’era”. “Ma come al solito – spiega al Salvagente Gilberto Jacopo, il portavoce del ministro Corrado Clini – l’estremismo della paura l’ha fatta perdere. Per evitare la possibile commistione tra colture Ogm e tradizionali o biologiche, gli Stati membri possono dettare misure nazionali per la coesistenza. Regole che avrebbero potuto essere così severe da impedire o limitare fortemente le colture transgeniche. In Italia dal 2007 ci sono le ‘Linee Guida’ per le normative di coesistenza che andavano adottate nei regolamenti o nelle leggi regionali, prima di esser poi notificate a Bruxelles. Ma la Conferenza dei presidenti delle Regioni nel 2008 ha ritenuto di non adottarle. E ora che ci si accorge del tempo perso, è ormai troppo tardi”. Peccato che la coesistenza – come hanno sempre ribadito ambientalisti e agricoltori – sia una foglia di fico, in realtà difficilissima da garantire in un contesto agricolo come quello italiano. 2 MITI da SFATARE 1) Consentire la coltivazione di Ogm garantisce la libertà di ciascun agricoltore senza aggiungere rischi rispetto alla loro importazione. Falso! Coltivare modifica l’ambiente. Il problema è che il rischio non è definito, non si sa bene cosa accada nel corso degli anni con quella parte di Dna che viene aggiunta per modificare il genoma delle piante.”Quello che si sa è che le caratteristiche transgeniche si trasmettono attraverso il polline e dunque contaminano facilmente altre colture normali o addirittura biologiche, creando un’ibridazione che potrebbe compromettere il patrimonio genetico di aree vastissime: in questo modo non si potrà più distinguere tra l’uno e l’altro, e questo è ciò a cui mirano le multinazionali”, spiega Fabrizio Fabbri della Fondazione Diritti Genetici. 2)Gli Ogm non fanno male alla salute. Falso! Non c’è stato alcuno studio tossicologico prima della loro introduzione in commercio.”Fino a poche settimane fa gli studi erano effettuati solo su base volontaria da parte delle aziende produttrici. Secondo tali studi, gli animali alimentati con Ogm hanno sempre sviluppato alterazioni epatiche, renali e del sistema enzimatico; spiega ancora Fabbri.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.