Lettera di Gaia Carretta al Direttore del “Foglio”

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Sono una donna. Sono radicale. Sono membro dell’Associazione Coscioni. Mi sento libera, ma la mia libertà è tale fino al momento in cui non lede la libertà di altri. Dal 1978, da quando avevo pochi mesi, mi sento libera di scegliere se avere un figlio oppure no. Oggi non lo sono più. Oggi c’è una legge che mi obbliga ad avere un figlio che non voglio, un figlio che magari è malato. Parlo della legge 40, dell’obbligo di impianto dell’embrione e del divieto di analisi pre-impianto (ma tanto c’è l’amniocentesi!). Oggi non sono libera di scegliere se voler avere la responsabilità di far crescere dentro di me (da solo un embrione non va da nessuna parte) un potenziale bambino. Potrò sempre abortire. Grazie per questa libertà che il Parlamento italiano ancora mi concede. Ma perché, se la scienza lo permette, non posso poter scegliere prima, senza dover passare per il dramma di un aborto (dopo aver vissuto il dramma di non poter avere figli naturalmente)? Credo che la mia libertà – e quella di tante altre donne – sia altamente lesa!

Risposta del Direttore
La gentile signora Carretta sente lesa la sua libertà, il che sarebbe senz’altro vero se la creazione in laboratorio dell’embrione che ella desidera trasformare in figlio riguardasse soltanto lei, il suo desiderio e la tecnica destinata a realizzarlo in provetta. Invece esiste, dal momento in cui è fecondato, anche questo figlio embrionale, il concepito, l’intruso, titolare di diritti pregiuridici, naturali. In questo senso l’intruso, con la sua presenza che però è desiderata e creata, lede la libertà di accertamento e di selezione eugenetica, con soppressione degli scarti, e limita il desiderio di rassicurazione della signora Carretta. Sì, è una lesione della libertà, come è lesivo della libertà il divieto di manipolare, torturare o uccidere l’essere umano. Ma che cosa c’è di strano? Gli argomenti di chi pretende questa libertà tecnica assoluta sono sempre sofistici. Si dice. Ma l’amniocentesi e l’aborto? E’ diverso. Lì il corpo dell’embrione si sta formando come feto nel corpo di una donna che lo rifiuta, non è più una creazione seriale in vitro. E’ orrendo usare contro di lui il diritto del più forte, ma la depenalizzazione è il male minore. Quanto alla vita nello sperma, gentile Magno, è un altro sofisma. E’ intuitiva la differenza tra materia organica e progetto di vita concepito, fecondato. Intuitivo.