
Articolo 71 della Costituzione italiana, secondo comma: “Il popolo esercita l`iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli”. È sancito a chiare lettere nella legge fondamentale dello Stato, ma la democrazia diretta rimane sulla Carta. Varcata la soglia del Parlamento, l`iniziativa popolare scompare. Nell`ultima legislatura i progetti di legge firmati da almeno 50 mila cittadini erano stati 27. Ne è stato approvato solo uno. Oggi il numero delle proposte di iniziativa popolare in attesa di essere discusse è esattamente lo stesso: 21 alla Camera e 6 al Senato. Quindici sono in eredità dalla scorsa legislatura: alcune sono state assegnate a una commissione la prima volta nel 2008. Altre sono recenti, ma avranno tutto il tempo per invecchiare.
Le statistiche sono chiare: negli ultimi 30 anni, in media, ce l`ha fatta appena una su 25. Le leggi firmate dai cittadini e finite a languire nelle commissioni parlamentari coincidono molto spesso con punti fondamentali dei programmi elettorali dei partiti. Eppure restano lì, nei porti delle nebbie di Camera e Senato. Anche ora che i palazzi sono zeppi di parlamentari a 5 stelle, che dell`iniziativa popolare avevano fatto un cavallo di battaglia, prima e dopo i V-day. Tra le proposte che aspettano di essere discusse in Parlamento, ci sono riforme potenzialmente decisive: “Istituzione del reddito minimo garantito”, “Finanziamento della politica”, “Modifiche alle norme per l`elezione della Camera dei deputati e reintroduzione del voto di preferenza”, “Limiti massimi degli emolumenti dovuti ai top manager di società di capitali”, “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell`eutanasia”, “Legge Rifiuti Zero per una vera società sostenibile”. Se le proposte di iniziativa popolare fossero prese sul serio nelle commissioni, ce ne sarebbe abbastanza per ribaltare completamente il bilancio di questa legislatura.
Qualcosa, forse, sta cambiando. Ieri la giunta di Montecitorio ha approvato il testo base del nuovo regolamento della Camera. Tra le norme modificate ce n`è anche una che riguarda l`iniziativa popolare. L`ha proposta Gianni Melilla, deputato di Sinistra e libertà. Il nuovo articolo 100 bis dovrebbe istituire l`obbligo per le commissioni competenti “di deliberare sulla `presa in considerazione` delle proposte di legge presentate, entro un mese dall`assegnazione”. In poche parole, adesso i parlamentari sono formalmente vincolati a esprimere un giudizio sulla legittimità delle proposte di iniziativa popolare entro tempi certi. Dopo – in caso di decisione favorevole – “la discussione si deve concludere nel termine di due mesi” per poi inserire il progetto di legge nel calendario dei lavori dell`assemblea parlamentare (come già previsto dall`articolo 81 dello stesso regolamento). In sostanza, spiega Melilla, “con questa norma i parlamentari non possono più nascondersi e devono esprimere un giudizio su ogni legge di iniziativa popolare, favorevole o contrario che sia: Sono costretti a un`assunzione di responsabilità”.
Non c`è solo la modifica del regolamento. Anche fuori dal Parlamento, i comitati promotori delle leggi di iniziativa popolare si sono riuniti in una piattaforma comune. L`hanno presentata ieri mattina i Radicali Marco Cappato e Filomena Gallo. Dentro ci sono anime e obiettivi diversi (dall`eutanasia al reddito minimo garantito, a nuove norme sulla cittadinanza). Sul metodo sono tutti d`accordo: l`iniziativa popolare è una garanzia costituzionale che non può più essere umiliata.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.