Leggi di iniziativa popolare più difficili da ignorare

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Il Fatto Quotidiano
Tommaso Rodano

Articolo 71 della Costituzione italiana, secondo  comma: “Il popolo esercita l`iniziativa  delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno  cinquantamila elettori, di un progetto redatto  in articoli”. È sancito a chiare lettere nella  legge fondamentale dello Stato, ma la democrazia  diretta rimane sulla Carta. Varcata la soglia del  Parlamento, l`iniziativa popolare scompare.  Nell`ultima legislatura i progetti  di legge firmati da almeno 50  mila cittadini erano stati 27. Ne  è stato approvato solo uno.  Oggi il numero delle proposte di  iniziativa popolare in attesa di  essere discusse è esattamente lo  stesso: 21 alla Camera e 6 al Senato.  Quindici sono in eredità  dalla scorsa legislatura: alcune  sono state assegnate a una commissione  la prima volta nel  2008. Altre sono recenti, ma  avranno tutto il tempo per invecchiare.  

Le statistiche sono chiare: negli ultimi  30 anni, in media, ce l`ha fatta appena una su 25.  Le leggi firmate dai cittadini e finite a languire  nelle commissioni parlamentari coincidono molto  spesso con punti fondamentali dei programmi  elettorali dei partiti. Eppure restano lì, nei porti  delle nebbie di Camera e Senato. Anche ora che i  palazzi sono zeppi di parlamentari a 5 stelle, che  dell`iniziativa popolare avevano fatto un cavallo di  battaglia, prima e dopo i V-day. Tra le proposte  che aspettano di essere discusse in Parlamento, ci  sono riforme potenzialmente decisive: “Istituzione  del reddito minimo garantito”, “Finanziamento  della politica”, “Modifiche alle norme per l`elezione  della Camera dei deputati e reintroduzione  del voto di preferenza”, “Limiti massimi degli   emolumenti dovuti ai top manager di società di  capitali”, “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità  dell`eutanasia”, “Legge Rifiuti Zero per una vera  società sostenibile”. Se le proposte di iniziativa popolare  fossero prese sul serio nelle commissioni,  ce ne sarebbe abbastanza per ribaltare completamente  il bilancio di questa legislatura.  

Qualcosa, forse, sta cambiando. Ieri la giunta di  Montecitorio ha approvato il testo base del nuovo  regolamento della Camera. Tra le norme modificate  ce n`è anche una che riguarda l`iniziativa popolare.  L`ha proposta Gianni Melilla, deputato di  Sinistra e libertà. Il nuovo articolo 100 bis dovrebbe  istituire l`obbligo per le commissioni competenti  “di deliberare sulla `presa in considerazione`  delle proposte di legge presentate, entro un mese  dall`assegnazione”. In poche parole, adesso i parlamentari  sono formalmente vincolati a esprimere  un giudizio sulla legittimità delle proposte di iniziativa  popolare entro tempi certi. Dopo – in caso  di decisione favorevole – “la discussione si deve  concludere nel termine di due mesi” per poi inserire  il progetto di legge nel calendario dei lavori  dell`assemblea parlamentare (come già previsto  dall`articolo 81 dello stesso regolamento). In sostanza,  spiega Melilla, “con questa norma i parlamentari  non possono più nascondersi e devono  esprimere un giudizio su ogni legge di iniziativa  popolare, favorevole o contrario che sia: Sono costretti  a un`assunzione di responsabilità”.  

Non c`è solo la modifica del regolamento. Anche  fuori dal Parlamento, i comitati promotori delle  leggi di iniziativa popolare si sono riuniti in una  piattaforma comune. L`hanno presentata ieri  mattina i Radicali Marco Cappato e Filomena Gallo.  Dentro ci sono anime e obiettivi diversi (dall`eutanasia  al reddito minimo garantito, a nuove  norme sulla cittadinanza). Sul metodo sono tutti  d`accordo: l`iniziativa popolare è una garanzia costituzionale  che non può più essere umiliata. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.