
«La legge 40 era una cattiva legge che non tutelava le donne e gli embrioni. Lo dimostra il fatto che siano la norma sia finita ben 28 volte sotto processo. Purtroppo in dieci anni non abbiamo visto l’intervento del legislatore, ma solo quella di giudici e tribunali. Questa legge era il frutto di uno stato paternalista che tende a limitare i diritti delle persone e farne le spese sono state soprattutto le donne», spiega l’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.
Il testo è stato modificato dalla Corte Costituzionale nel 2009, cancellando il limite dei tre embrioni producibili e l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, confermando la deroga prevista nel testo normativo al divieto di crioconservazione previsto per la tutela della salute della donna e degli embrioni stessi. I giudici della Corte Costituzionale hanno restituito «discrezionalità al medico, depositario del sapere tecnico del caso concreto che con il consenso del paziente opera le necessarie scelte in materia terapeutica». i vari interventi dei tribunali nazionali e non, come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, hanno quindi ridefinito la corretta interpretazione della legge. Togliendo anche il divieto di diagnosi preimpainto e aprendo ai maschi portatori di malattie virali sessualmente trasmissibili.
Il prossimo 8 aprile, inoltre, la Corte Costituzionale è chiamata a valutare il divieto di tecniche eterologhe, la revoca del consenso e l’utilizzo degli embrioni non idonei per una gravidanza per la ricerca scientifica. La revoca del consenso, in particolare, prevede che dopo che una coppia ha dato l’ok per la fecondazione non possa cambiare idea e rifiutare il trasferimento degli stessi embrioni. In Corte EDU pende analogo ricorso per gli embrioni alla ricerca.
«Ulteriore dubbi riguardano le coppie fertili portatrici di malattie genetiche, per il momento escluse dalla fecondazione. Una coppia coppia portatrice di distrofia muscolare di Becker si è rivolta al Tribunale di Roma. Il giudice ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale e ha rimandato la decisione alla Consulta, che dovrà fissare una nuova udienza», spiega Filomena Gallo.
«La legge 40 in questi dieci anni ha provocato solo lesioni di diritto alle tante coppie che desiderano avere un figlio. Qualcuno sostiene che è una norma che assicura uguaglianza e che ha dato ottimi risultati. Niente di più sbagliato. Lo dimostrano le tante coppie che si rivolgono all’ Associazione Luca Coscioni che sono escluse dall’ accesso alle tecniche di fecondazione e non ne capiscono l’assurdità delle motivazioni. Lo dimostrano le tante sentenze che ne hanno modificato testo ed interpretazione. L’8 aprile la Consulta ha di nuovo la possibilità di fare quello che in dieci anni non è stato possibile fare attraverso la politica, cioè riscrivere una legge che non discrimini nessuno e che assicuri a tutti la possibilità di avere un bambino», conslude l’avvocato.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.