La malattia del nostro Paese? Il “perbenismo” della classe politica che ti dice “fate le cose”, ma di nascosto.

Left Avvenimenti
Ilaria Bonaccorsi

Riportiamo un estratto dell’intervista fatta dal settimanale “Left” (intervistatrice Ilaria Bonaccorsi) a Emma Bonino. L’intervista integrale si può leggere sul numero 4 della rivista del 7 febbraio 2015.

Non facciamo niente e nessuno cerca un dialogo interlaico. Perché? Non conviene? Troppo difficile?

Innanzitutto mi sembra che non ci sia proprio la foga neanche di “essere” laici. Guarda qui da noi, l’ultima volta che abbiamo fatto un passo in avanti sui diritti civili correvano gli anni 70, giusto?

Giusto. Che spiegazioni ti dai? Culturali, sociali, economiche, politiche?

Tutto insieme forse. C’è mancanza di coraggio di una leadership, c’è un Paese introvertito da anni su una crisi economica pesantissima, un Paese impaurito perché non guidato, terrorizzato dalla globalizzazione e dall’immigrazione. Il fenomeno dell’immigrazione ha assunto toni assurdi, esiste da 4.000 anni, il problema è che tutta la parte buona, quella che contribuisce al Pil, quella che manifesta a Milano per i propri diritti e quelli di tutti, viene completamente ignorata. Nessuno approfondisce, nessuno ne parla, nessun giornale ne scrive. Forse a fatica nei convegni, ma se accendi la tv senti solo Salvini. E chi risponde a Salvini? Nessuno. E perché? I miei amici leader mi rispondono “perché è impopolare”. Ma se un leader politico decide di non guidare il suo Paese nei momenti difficili, che vuol dire anche affrontare le novità (che poi queste non lo sono!) in mezzo a un mondo che cambia, che ci sta a fare lì? Amelia, la mia vicina trasteverina, degli immigrati, a parte quelli che conosce lei e che puliscono le scale, ha la visione che le dà l’unico che parla in tv, Salvini. La situazione, mia cara, è drammatica. E noi siamo ancora lì, per questo mi appello ai laici e alla laicità come strumento per convivere in tutto il mondo. Guardaci, guarda l’Italia, non ha fatto un passo sui diritti civili, dalle unioni di fatto allo scegliere come morire. Niente. Se non ci fossero state alcune coppie testarde e coraggiose e la determinazione dell’Associazione Luca Coscioni, per esempio la legge 40 sarebbe ancora li, con tutti i sui oscurantismi antiscientifici e inutilmente vessatori ed invece grazie alla determinazione di pochi e poche la legge 40 non c’è più. Ma la cosa più grave è che io immaginavo che questa vittoria, utile a migliaia di coppie, avrebbe convinto molte persone a iscriversi all’Associazione Coscioni, invece nulla. E non mi so rispondere. Come è possibile? Tu o i lettori di Left, che risposta dareste?

Che malattia ha l’Italia? Perché siamo così poco laici? Voi radicali avete dimostrato più e più volte che l’opinione pubblica non è contraria all’allargamento dei diritti civili, allora cos’è: l’eccessivo peso di un’unica monofede troppo invadente?

Comincio a pensare che la malattia, più che il peso di una monofede, sia la “timidezza” della classe politica in generale e non solo, ci metto anche intellettuali, giornali, scuole, tv, Rai, imprese, sindacati. Il problema è quel perbenismo attorno a cui gira l’intera classe dirigente. Quello che ti dice “fate le cose” ma di nascosto. Basta che non si veda.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.