Con il sequestro delle cellule staminali disposto dalla procura di Torino per impedire le infusioni di Stamina disposte da un altro tribunale, si è ormai arrivati a un vero e proprio paradosso. Non solo sembra che sia la giustizia, e non più la scienza o la medicina, ad avere l’ultima parola sulla salute, ma sembra anche che la giustizia, esattamente come l’opinione pubblica, si spacchi in due fazioni. Nel corso degli ultimi mesi, sono stati 172 i giudici che, indagando sulla sua pericolosità, si sono espressi contro il metodo Stamina, e 164 che hanno invece deciso che, senza più perdere tempo, si dovesse andare avanti con le cure ideate da Davide Vannoni imponendo ai medici di riprendere le infusioni. Ma chi ha il diritto di decidere che cosa sia o meno legittimo fare in materia sanitaria? E possibile che anche la macchina giudiziaria contribuisca ad alimentare il mercato della speranza suscitato da queste cure controverse? Che la medicina progredisca grazie alla validazione scientifica e alla sperimentazione rigorosa dei nuovi farmaci e delle nuove terapie è pacifico. Esattamente come è da tutti riconosciuta la necessità che siano rispettati determinati protocolli, verificando i risultati delle proprie ricerche nel modo più obiettivo e trasparente possibile, proprio per evitare che cialtroni e disonesti approfittino della disperazione della gente. Eppure, nel caso Stamina, i metodi adottati non solo non hanno ancora ottenuto alcuna validazione, ma hanno anche suscitato una reazione di forte ostilità da parte della comunità scientifica. Fatti innegabili che hanno portato il ministro Lorenzin a bloccare la sperimentazione prima che la giustizia intervenisse portando, nel giro di pochi mesi, a numerose decisioni contraddittorie. Fatti innegabili che, come sottolineato a più riprese sia dall’Aifa sia da molti medici e scienziati, si dovrebbe far fatica a contestare, nonostante le infusioni vengano utilizzate con pazienti affetti da malattie neuro-degenerative per i quali la medicina sembra ancora non poter fare nulla. A meno di non lasciarsi influenzare dall`onda di una compassione cieca che, anche in assenza di prove, sembra ormai dettare la propria legge all’opinione pubblica. Una compassione comprensibile, visto che ci si trova di fronte alla disperazione di tante famiglie che cercano solo di trovare una soluzione alla sofferenza dei propri bambini. Ma che può anche trasformarsi in crudeltà, visto che rischia di non fare altro che alimentare la speranza di chi, per ovvi motivi, è pronto a tutto pur di negare I’ ineluttabilità della sofferenza e della morte. Certo, anche i magistrati non possono non essere influenzati dalla disperazione di chi è pronto a tutto pur di salvare i propri figli. Certo, non è facile non permettere a chi sta morendo di accedere a cure compassionevoli, anche in assenza di prove oggettive. Certo, la pressione e i ricatti emotivi di Statuina sono numerosi. Ma non c’è il rischio, cedendo ai ricatti emotivi, di alimentare inutilmente la speranza di chi è disperato, strumentalizzandone la sofferenza? Non c’è il rischio, attraverso queste decisioni contraddittorie, di non tutelare più chi soffre, rendendo inoltre vano lo sforzo di chi, attraverso la ricerca e la pratica ospedaliera, si batte per il bene dei malati? Forse sarebbe meglio “sospendere il giudizio”, smetterla di appiattirsi sull`opinione pubblica e non decidere solo in base alla compassione. Forse sarebbe opportuno, almeno in un primo tempo, evitare cortocircuiti giudiziari e arrivare a posizioni condivise trovando il modo di permettere alla Corte di Cassazione di decidere il più velocemente possibile. Ma è soprattutto necessario ricordarsi che l’ultima parola, in materia sanitaria, dovrebbe sempre spettare alla scienza. È questo che si è imparato nel corso dei secoli e che ha permesso alla medicina di progredire. Come ricorda il celebre giuramento di Ippocrate, la missione di ogni medico è quella di tutelare la salute dei pazienti e di far di tutto per alleviarne le sofferenze. Evitando non solo che corrano rischi eccessivi, ma anche che si illudano inutilmente.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.