Al congresso online dell’Associazione Luca Coscioni interviene Giuseppe Di Leo, vaticanista e ospite frequente degli appuntamenti radicali.
Per cominciare una metafora: dal meteorite vagante senza meta del film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick alla “scienza che vaga senza sapere dove approdare nelle sue scoperte”. Di Leo si sofferma su due grandi temi: lo statuto dell’embrione e lo stato vegetativo.
Sul primo punto ricorda che non soltanto San Tommaso, padre della Chiesa Universale, ma anche due grandi teologi del Novecento, come Edith Stein e Bernard Haring, arrivano alla conclusione che l’embrione non è persona umana. Secondo Di Leo, per stabilire che l’embrione sia persona umana è necessario applicare il principio di precauzione, ma “in uno stato laico, quindi antidogmatico, tale principio non può essere imposto neppure per referendum”.
Sul secondo punto Di Leo ricorda che secondo il catechismo della Chiesa cattolica “rifiutare l’accanimento terapeutico non significa affatto fare una scelta eutanasica”. Tale problema, fonte di divisioni all’interno della comunità cattolica, è stato posto in termini chiari da Giovanni Reale, studioso di filosofia antica e massimo conoscitore di Platone su scala mondiale. In una lettera indirizzata a Mina Welby Reale afferma che la sapienza degli antichi “mi ha insegnato che non è vita quella che viene tenuta tale con mezzi artificiosi o artificiali”. Deve far riflettere, continua Di Leo, che “nel discorso di Ratisbona di Benedetto XVI ci sia un richiamo molto stretto al pensiero greco”.
In chiusura Di Leo si rivolge ai suoi “amici radicali”, e soprattutto ai giovani raccomanda “di tenere sempre aperta la fiamma del dubbio e della viva discussione che queste tematiche richiedono”. Un atteggiamento laico secondo la migliore tradizione illuministica.
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