La Chiesa teme un Prodi-Zapatero

[inline:1]Ma il leader ricorda che la legge fu proposta da Aznar. L’ombra di Bankitalia.

L’attacco è mirato, e i toni studiatamente conflittuali. Nel modo in cui l’Osservatore romano ieri ha bersagliato Romano Prodi sulle coppie di fatto, si intuiscono insieme un altolà preventivo e un’irritazione crescente. Chiedendo il riconoscimento dei Pacs (i patti civili di solidarietà), il leader dell’opposizione si è tirato addosso i fulmini di un Vaticano che non teme tanto il Prodi di adesso: è spaventato soprattutto dall’eventualità che, una volta a Palazzo Chigi, assecondi una tendenza legislativa considerata subalterna alla sinistra. Di più: che finisca per coprire quel «relativismo culturale» guardato come il vero male della religione in Occidente.

Oltre tutto, la presa di posizione prodiana è arrivata in un giorno particolare. Ieri, infatti, da Cracovia, la città polacca di Karol Wojtyla, il «ministro degli esteri » vaticano, Giovanni Lajolo, ha tuonato contro «la famiglia minacciata ed equiparata ad altre unioni, talvolta contro natura…». La coincidenza ha fatto stridere le parole di Prodi. E suggerito al centrodestra di paragonarlo polemicamente al leader socialista spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. A poco è servito il tentativo di ricordare che i Pacs non toccano il tema del matrimonio; e che il capo dell’Unione ha solo ripetuto quanto aveva già detto a luglio.
I prodiani cercano di ricordare che in Spagna la questione è stata affrontata dall’ex premier Aznar, popolare, e non dall’anticlericale Zapatero. Per rintuzzare gli attacchi, Prodi avverte che «tutta l’Unione» è con lui. L’Udeur di Mastella, in realtà, dissente; ma la Margherita, sempre attenta a captare gli umori vaticani, stavolta conferma, e liquida la polemica come «impropria e strumentale». Non basterà a chiuderla, però. Imputare a Prodi «una lacerazione inaccettabile» della famiglia, come fa l’Osservatore, è più di una critica isolata.
Si intravede la tentazione di assumere con il capo del centrosinistra l’atteggiamento tenuto dall’episcopato Usa con il democratico John Kerry nella campagna presidenziale del 2004. Allora, al cattolico Kerry fu preferito il protestante George Bush per le sue posizioni su aborto, cellule staminali, omosessualità. Su questo sfondo, potrebbe rivelarsi un’ulteriore complicazione la trattativa fra Unione e radicali: un accordo apparirebbe come la conferma di una coalizione prodiana sempre più lontana dalle gerarchie cattoliche.
Eppure, anche sui rapporti col partito di Pannella, Prodi si rivela guardingo; insiste sull’esigenza di non snaturare l’Unione. È un messaggio a chi, come i Ds di Fassino, premono per inglobare i radicali. Ma è anche un modo per evitare che si intensifichi il fuoco di sbarramento preventivo della Santa sede. Le speranze di una tregua, tuttavia, appaiono scarse. Qualcuno fa notare con malizia che su Bankitalia, nei giorni scorsi Prodi e l’Osservatore hanno assunto posizioni agli antipodi. E adesso ci si chiede se l’attacco sui Pacs non «vendichi » un po’ anche le bordate del Professore contro il governatore, Antonio Fazio.