Intervista a Silvio Viale «Ma classifica non considera aborti e liste d’attesa»

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La Stampa
M. Acc.

«Incompleta». Il ginecologo Silvio Viale – sperimentatore dell’aborto farmacologico – etichetta così la classifica dei migliori ospedali d’Italia.

Perché dottore?

«Perché non considera, appunto, gli aborti, che sono al secondo posto per numero di interventi a cui ricorrono le donne. Lo dico come provocazione dopo le polemiche sugli obiettori: ancora una volta di aborto non si vuole parlare e non lo si considera come dato significativo a garanzia di un’assistenza globale».

Va detto anche che queste classifiche sono sempre oggetto di contestazioni. Non è l’unico dato che manca…

«Non si parla neppure di liste d’attesa, che a mio parere andrebbero invece prese in considerazione. Un ospedale può avere ottimi medici e una casistica straordinaria, ma se si aspetta mesi una visita… Bisognerebbe anche analizzare perché questo accade. Detto questo fa sicuramente piacere lavorare in un ospedale giudicato migliore d’Italia o fra i migliori».

A questo proposito: lei lavora al Sant’Anna, centro di riferimento regionale. Sono recenti le polemiche sulla chiusura dei piccoli reparti con meno di 550 parti. Cosa ne pensa?

«Ha senso chiudere queste strutture, per ragione di sicurezza e di costi, che alla fine pesano sull’intera collettività. Dove ci sono più interventi c’è più esperienza, soprattutto rispetto alle complicazioni. Quando lavoravo a Valenza facevamo 480 parti l’anno: analizzando la situazione del territorio abbiamo scoperto che metà delle partorienti della zona, pur avendola neonatologia vicino a casa, andavano altrove, nei centri maggiori, più lontani, ma dove evidentemente si sentivano più al sicuro». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.