Intervista a Mina Welby: Il culto della vita non può essere tabù della morte

Giorgio Salvetti

“In Italia è molto difficile parlare di testamento biologico, figuriamoci di eutanasia”. Mina Welby è colpita dalla storia di Roy Gosling e misura tutta la distanza tra il dibattito che è in atto in Inghilterra e quello che con fatica si svolge nel nostro paese. La vicenda del presentatore della Bbc la riporta inevitabilmente alla sua storia e a quella di suo marito Piergiorgio, morto nel dicembre del 2006 con l`assistenza del suo medico dopo che da tempo chiedeva di essere lasciato morire.
 

Che cosa ha provato quando ha sentito la notizia?

Tutte le morti sono una tragedia. Nessuno può ergersi a giudice, bisogna essere nella pelle del malato e di chi gli sta vicino. Chi compie un`azione del genere non lo fa a cuor leggero. Io credo che lo abbia fatto perché voleva bene al suo compagno e ha sentito che quello era l`unico modo per dimostrargli il proprio affetto.
 

La storia di Gosling è simile alla sua o non c`entra nulla? La sento vicina. Anche mio marito mi ha chiesto di lasciarlo andare. Mi diceva: «Dammi tutto il Tavor e poi stacca il respiratore». Non l`ho fatto solo perché non ce la facevo, non potevo credere che un uomo dignitoso come lui, che si faceva radere e mettere il dopobarba tutte le mattine, potesse chiedermi una cosa del genere. Ma lui voleva morire proprio per dignità. Spero che Gosling possa trovare giudici giusti che tengano conto dei suoi sentimenti e delle sue ragioni.
Ma uccidere una persona soffocandola con un cuscino le sembra umano? Questa non è eutanasia. E` un gesto disperato di un cittadino che è lasciato solo davanti alla disperazione. Senza leggi tutto si scarica su parenti e medici. E tutto dipende da chi ti trovi accanto. In Italia la costituzione all`articolo 32 parla chiaro: ogni cittadino ha il diritto di rifiutare le cure. Eppure il codice penale punisce sia l`eutanasia che il suicido assistito. Credo invece che vadano depenalizzati. Perché l`eutanasia clandestina esiste eccome. Possiamo chiudere gli occhi ma succede tutti i giorni. Sono moltissimi i medici che ammettono di aver dovuto praticare comportamenti vicini all`eutanasia. Credo che sia giunto il momento di regolamentarli e di controllarli strettamente piuttosto che lasciare che avvenga nell`oscurità e nella solitudine delle famiglie e del rapporto privato tra medico e paziente.
 

Come valuta il fatto che Gosling si sia confessato in tv? Non credo sia un atto di esibizionismo, forse una forma di impegno politico. I suoi motivi può saperli solo lui. Ad ogni modo è un bene che queste storie emergano alla luce del sole.
 

Da noi potrebbe succedere? E` già successo. Una volta una famosa attrice ha ammesso di aver aiutato sua madre a morire. Non le è capitato nulla solo perché la questione è rimasta nell`ambito privato. Come una straziante vicenda di un singolo. Da noi, si sa, tante cose si possono fare in privato ma non si devono dire in pubblico. E come sempre tutto è delegato alla famiglia, dalla cura degli anziani e dei disabili, alla gestione dei malati terminali. Alla fine sono i parenti a dover decidere con tutti i problemi che ciò comporta. C`è chi non ha il coraggio di attuare le volontà del proprio caro, anche per una sorta di egoismo. E c`è chi invece può trovarsi in famiglie che non vedono l`ora di liberarsi del proprio malato, magari anche per interesse. E c`è chi è solo, abbandonato a se stesso a qualche struttura inadeguata. Senza regole l`eutanasia avviene comunque, ma nel far west.
 

L`Italia non pare pronta ad affrontare il tema dell`eutanasia. Non si riesce neanche ad approvare una semplice legge sul testamento biologico… So che non vedrò mai una legge sull`eutanasia. Da noi si spaccia per culto della vita quello che in realtà è il tabù della morte e esiste ancora un certo culto per la sofferenza. Un retaggio di un certo cattolicesimo masochista e non compassionevole, Ma la sofferenza non sempre nobilita l`uomo. Persino le cure perla riduzione del dolore da noi sono una questione complessa, non uri diritto. Dopo il caso di Eluana Englaro la società civile sta cambiando, ma la politica è lontana dalle persone.
 

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