Professor Francesco D’Agostino, lei è presidente dei giuristi cattolici, fondatore del Comitato di bioetica, membro del dicastero vaticano della Famiglia e della Pontifica Accademia per la vita. Cosa cambia? «Per ora nulla. Agganciarsi al ricorso dell’Austria è stato un boomerang. Intanto da noi la fecondazione eterologa resta vietata e servirà tempo prima che la questione venga posta nei nuovi termini richiesti. Chi ha fatto ricorso credeva di avere un’autostrada davanti a sé ma sbagliava. Mi pare evidente che il divieto dell’eterologa garantisca il nascituro, impedendo situazioni traumatiche in cui si raddoppia la figura del padre o si triplica quella della madre». E sorpreso? «No. Era già successo qualcosa di analogo per il crocefisso in classe. Chi nasce ha diritto a riconoscere i propri genitori. Non c’è contrasto di valori tra la corte di Strasburgo e la Consulta. Adesso sarà più difficile sostenere che impedire per legge alle coppie sterili di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa rappresenti una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo». E una scelta di mediazione? «Si. La Consulta ora prende tempo. Poteva decidere in maniera netta per il si o per il no ma ha deciso di non farlo. In Austria come in Italia il no alla fecondazione in vitro non lede il diritto di una coppia a formare una famiglia né la discrimina. Non è un’interpretazione definitiva, ma penso sia chiaro che ciascun paese può decidere liberamente, così come per la legge elettorale».
Intervista a Francesco D’Agostino: “Era un percorso obliquo, le leggi le fa il Parlamento”
la Stampa