“Signora Welby, sembrava abbastanza soddisfatta l’altra sera di questa piéce”
“Mi creda, in quel Vanni che elucubrava e ironizzava ho ritrovato molto del mio Piergiorgio. Ha davvero scherzato fino alla fine… Per questo io mi dicevo – e gli dicevo: “Piero, ma ti pare che uno così adesso se ne vuole andare!?”
“E lui?”
“Cambiava tono, registro drammatico, proprio come quel Vanni sulla scena e mi supplicava: “Mina, ma non ti accorgi che non ce la faccio più, ti prego, staccami questo respiratore, perché io ormai respiro solo per essere torturato”. Ma sa, lui ci teneva sempre ad apparire in forma, si faceva mettere seduto all’ora dei pasti e poi per seguire il suo blog “Il Calibrano”, e a vederlo così dignitoso nella persona, ti sembrava impossibile che non avesse più la parvenza di un muscolo, e riuscisse ad articolare appena due dita della mano destra”
“Il Vanni della scena sembra ormai lontano dalla fede, e Piero?”
“Nell’estate del ’97 Piero fu ricoverato al Santo Spirito per la rianimazione. Fu messo in uno stanzone con altri sei disperati, senza il minimo pur traballante separé. Tutti assistevano alla straziante oscenità sanitaria dell’altro in diretta. Fu per lui come una discesa all’inferno. Al suo ritorno a casa non fece più il minimo cenno alla fede. Prima veniva a trovarlo un prete, discutevano accanitamente per ore, poi Piero si confessava e si comunicava: “Lo faccio per farlo contento – mi diceva sardonico, ma dolce come sempre –, altrimenti quello ne soffrirebbe troppo. Si è iscritto ai Radicali Italiani nel 2002; aveva capito che con loro si possono condurre fino in fondo certe battaglie ed è diventato poi co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni”
“E lei, Mina?”
“Io ho imparato a pregare da bambina, insieme a mio fratello, con mia madre, quando il papà era prigioniero di guerra in Iugoslavia, perché arruolato di forza sotto i tedeschi. Potrei dirle molto su quella maledetta guerra, ma mi manca il sarcasmo romanesco di Piero per raccontare bene cose tragiche. Comunque io non ho smarrito mai la mia fede”
“Ma oggi non avverte una contraddizione tra lei e questa fede, o tra lei e chi si dice depositario di questa fede?”
“Io mi sento tranquillissima e perfettamente a mio agio con questa fede. Essa non mi mette affatto in conflitto con la sfera dei diritti civili di ogni persona. Guardi che io sono anche per l’assoluta libertà della ricerca scientifica, e altro che Pacs o Dico! Per me gay e lesbo possono anche sposarsi e adottare bambini, sa quante ne ho conosciute di queste persone con una finezza di sentimenti che non sempre si riscontra negli etero”
“Però lei sa che la Chiesa richiama oggi persino i parlamentari cattolici all’obbedienza che devono alle sue direttive”
“Ma si rende conto, ma cos’è, il Medioevo!? Ruini parli e dica quello che vuole, ma a noi credenti, e va bene anche che cerchi di influenzare i non credenti, ma i parlamentari no! Essi sono i rappresentanti di tutta la società e hanno il dovere civile di perseguire il benessere di tutta la società, indipendentemente dal credo religioso. E poi, senta, non è che tutti i cattolici sono dei santi! Guardi quanta ipocrisia tra quegli scranni, quanti divorziati, separati, che vivono come vogliono… se ci tenessero davvero alla famiglia…, ma come mai poi tutto questo fervore e siamo invece così arretrati sulle legislazioni in sostegno della famiglia?”
“A cosa si riferisce?”
“Prenda la Francia. Non solo gli asili nidi con orari prolungati, ma assistenza speciale per i figli quando una donna aspetta un altro bebè e addirittura d’emergenza se la mamma dovesse essere ricoverata prima del tempo. E poi le vogliamo diminuire le tasse per queste nostre famiglie!”
“Torniamo a Piero, a quella notte che lui ha voluto andarsene…”
“Qualche giorno prima, di fronte alle domande che io sempre gli facevo se lo volesse davvero, lui a un certo punto ha domandato a me: “Sei stata felice con me, Mina?”. E io: “Sì, Piero, te lo giuro, lo sono stata davvero…”
“Eppure lei, Mina, ha dovuto sostenere un così prolungato carico di sofferenza”
“Ma guardi che io lo sono stata davvero felice con lui, felice come poche donne a questo mondo… E allora lui mi ha detto: “Lasciami andare con questa nostra felicità intatta”. E così, da quel momento, io ho cercato di fare in modo che lui se ne andasse senza la minima smorfia di dolore sul viso, o spasmo lungo il corpo”
“Ed è stato così?”
“Il dottor Riccio è stato di un’estrema delicatezza e scrupolo, mi ha chiesto quanto pesasse esattamente per dosare bene il sedativo. Piero si è addormentato poco alla volta, tranquillamente. Poi gli abbiamo staccato il respiratore. Quando ha cessato di respirare il suo volto era sereno”
“Le ha lasciato una parola di addio?”
“No, non un addio, ma soltanto: “Ciao, ti voglio bene”, perché è questo bene che voleva lasciarmi e me lo ha lasciato, però lo ha lasciato non solo a me, ma a molti, ne sono certa”.