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<b>4 Febbraio 2004</b> – Buongiorno a tutti quelli che anche oggi seguono il notiziario di Radio radicale. Sento la forza, la tenacia di una donna il cui nome è Rita Bernardini, tesoriera di radicali italiani, e membro della giunta dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che ancora protrae il digiuno di dialogo non violento con i direttori di alcune testate giornalistiche, insieme a Valerio Federìco, membro della Giunta dell'Associazione Enzo Tortora di Milano. In queste ore si sono aggiunti altri due nomi quello di Giulia Simi e di Alessandra Boglino. Il mio sostegno a questa iniziativa nonviolenta è tale da non poter rinunciare ad un qualsiasi personale sforzo affinché la profondità ed il valore delle vite dei malati che hanno vissuto, non con poche difficoltà, i lavori del Secondo Congresso dell'Associazione che porta il mio nome, vengano rispettate e non spazzate via dal vento gelido del silenzio mediatico. E' come se, la voce delle vite dei malati, fosse solo una questione di coscienza. E' giusto dire che, quando un uomo fa di tutto una questione di coscienza, quest'ultima in realtà non interviene affatto, ed è altrettanto vero, che la coscienza rende gli uomini tutti codardi, perché èvitano di intervenire, come nel caso dell'Associazione Luca Coscioni, sui volti e sulle parole di quanti, si battono come dice Saramago, affinché la luce della ragione e del rispetto umano, possa illuminare i tetri spiriti,di coloro che si credono ancora, e per sempre, padroni del nostro destino.
Voglio continuare ad offrire la testimonianza del mio corpo, della mia voce, affinché possiamo vincere la viltà di coloro che vogliono che la speranza di milioni di malati si trasformi in disperazione.
I miei sforzi hanno attraversato disillusioni e ancor peggio hanno visto avvicinarsi gli artigli del principe delle tenebre. Ma sono qui, ancora, per chiedere a tutti quelli come me, costretti da una terribile malattia alla immobilità fisica e a volte psicologica, di non mollare, di non cadere in tentazione a disperare, di non soccombere alla pusillanimità, e di combattere chi proibisce il progresso della ricerca scientifica.
Voglio continuare ad offrire la testimonianza del mio corpo, della mia voce, affinché possiamo vincere la viltà di coloro che vogliono che la speranza di milioni di malati si trasformi in disperazione.
I miei sforzi hanno attraversato disillusioni e ancor peggio hanno visto avvicinarsi gli artigli del principe delle tenebre. Ma sono qui, ancora, per chiedere a tutti quelli come me, costretti da una terribile malattia alla immobilità fisica e a volte psicologica, di non mollare, di non cadere in tentazione a disperare, di non soccombere alla pusillanimità, e di combattere chi proibisce il progresso della ricerca scientifica.
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