Il Tar ordina alla Lombardia: date un ospedale a Eluana

Grazia Maria Mottola

Ieri la decisione del Tribunale amministrativo che riconosce il diritto a rifiutare le cure in una struttura regionale
MILANO – Eluana può morire in Lombardia. Se il suo tutore, papà Beppino, volesse farlo davvero, la Regione sarebbe obbligata a trovargli persino una struttura sanitaria «confacente» per l’esecuzione del decreto che lo autorizza a interrompere alimentazione e idratazione artificiali.

Lo stabilisce il tribunale amministrativo con un’ordinanza depositata ieri, in risposta a due ricorsi, presentati a novembre e dicembre, contro il diniego della Regione di accogliere gli ultimi giorni di vita di Eluana in ospedali o hospice del territorio. Rifiuto datato 3 settembre 2008, così motivato: il personale «verrebbe meno ai propri obblighi professionali e di servizio, anche in considerazione dei fatto che il provvedimento giurisdizionale di cui si chiede esecuzione, non contiene l’obbligo formale a carico di soggetti o enti individuati». Ma il Tar stravolge la decisione regionale, dimostrando che in realtà quell’obbligo esiste, così come il diritto di Eluana, seppure incapace, di rifiutare le cure anche all’interno di una struttura pubblica, senza per questo essere discriminata. Così in sette pagine a firma dei magistrati Domenico Giordano e Dario Simeoli rivive la storia umana e giudiziaria della donna in stato vegetativo da 17 anni: dal 18 gennaio 1992, il giorno dell’incidente, al 16 dicembre 2008, quando l’atto di indirizzo del ministro Sacconi blocca il suo trasferimento a Udine.

E tra i fatti si articola il ragionamento giuridico, con richiami alle sentenze della Cassazione e della Corte d’appello, all’articolo 32 della Costituzione, e alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili. In particolare, il Tar sottolinea come il provvedimento di Sacconi, «per quanto autorevole», sia «inidoneo» ad attaccare la sentenza Englaro. Soddisfazione a tutto campo peri legali di Englaro, Vittorio Angiolini e Marco Cuniberti. «Non potevamo chiedere di più» dice papà Beppino. Dure, invece, le reazioni sul fronte politico. In prima linea il governatore lombardo Roberto Formigoni: «Compito della Sanità è curare, non togliere la vita; valuteremo di ricorrere al Consiglio di Stato»; «amareggiato, ma senza rassegnazione» il ministro Sacconi: «Prendo atto, ma la sentenza non inficia il mio atto di indirizzo». Parole severe dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco: «E eutanasia». D’accordo con il Tar, Mercedes Bresso e Vasco Errani, presidenti di Piemonte ed Emilia Romagna: entrambi si erano offerti di aiutare papà Beppino. Ma, nonostante il verdetto favorevole, e salvo colpi di scena, sarà «La Quiete» di Udine l’ultima meta di Eluana. Ieri sono stati ultimati i dettagli del nuovo protocollo medico. Da oggi la struttura potrebbe essere pronta a riceverla.