Sono state ritirate le 5 mozioni presentate al Senato sull’ introduzione della clausola di salvaguardia per vietare le sementi Ogm ed è stato presentato un ordine del giorno sullo stesso tema approvato dall’aula di Palazzo Madama con un solo astenuto. Tra le priorità richiamate dall’ordine del giorno la tutela della salute umana, dell’ambiente e del modello economico e sociale del settore agroalimentare. Motivazioni alla base della richiesta al Governo di adottare la clausola di salvaguardia per l’utilizzo di Ogm in agricoltura. Il documento, inoltre, invita l’esecutivo a potenziare la ricerca scientifica pubblica in materia agricola (tema della mozione presentata dal presidente della commissione Agricoltura, Roberto Formigoni), e impegna il Governo «a rafforzare la già efficace opera di monitoraggio e controllo del Corpo forestale dello Stato che da tempo effettua verifiche per evitare la contaminazione tra colture geneticamente modificate e non, e per controllare l’eventuale presenza di sementi transgeniche non autorizzate». Soddisfatto il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo che aveva lavorato per un testo unico da votare al Senato. «Per il made in Italy — ha detto — è davvero un segnale estremamente positivo che tutti i gruppi di Palazzo Madama abbiano trovato convergenza su un tema importante come quello degli organismi geneticamente modificati. Con la condivisione e la volontà sulle cose concrete è possibile raggiungere un punto di accordo». Per il ministro le coltivazioni Ogm «rappresentano un tipo di agricoltura che non risponde alle esigenze e alle caratteristiche del nostro paese, perché noi vinciamo solo puntando sulla qualità, la tipicità e sulla valorizzazione della nostra cultura». D’altro canto, secondo De Girolamo, «è altrettanto importante che tutte le forze politiche abbiano sottolineato col loro voto quanto sia necessario potenziare la ricerca in agricoltura, perché anche questa può contribuire significativamente alla crescita di un settore che già si dimostra vitale e dinamico». Anche per Roberto Ruta e Leana Pignedoli, rispettivamente capogruppo Pd e vicepresidente Pd della commissione Agricoltura del Senato, «è un segnale straordinario che si sia votata all’unanimità la mozione, che impegnando il Governo ad adottare la clausola di salvaguardia prosegue la strada già intrapresa dal ministro della salute Balduzzi». Per i due parlamentari è «un altro passo verso la tutela del settore agroalimentare italiano, della biodiversità e dell’ambiente». Per Mario Capanna, presidente della Fondazione diritti genetici, la mozione rappresenta un «risultato straordinario». Il voto favorevole alla mozione, infatti, «accoglie la volontà già espressa da tutte le Regioni italiane, dai produttori, dai consumatori e dagli oltre 7mila cittadini che hanno firmato la petizione promossa dalla Fondazione». Ora, ha proseguito Capanna, «i ministri dell’Ambiente Orlando, dell’Agricoltura De Girolamo, della Salute Lorenzin si attivino subito per rendere concreta tale indicazione con un decreto interministeriale». Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha giudicato positivamente l’intesa «che apre la strada all’avvio delle procedure per l’attivazione della “clausola di salvaguardia” da parte del Governo per scongiurare in Italia qualsiasi rischio di contaminazione. Dopo il positivo pronunciamento del ministro De Girolamo — ha sottolineato Marini — ci aspettiamo ora che tale obiettivo sia condiviso anche dal ministro della Salute Lorenzin a cui spetta per competenza l’avvio delle procedure». Anche la ria ha ribadito che «alla nostra agricoltura non servono gli organismi geneticamente modificati e che bisogna far prevalere il principio di precauzione come indica l’ordine del giorno del Senato». Per la Confederazione, dunque, la clausola di salvaguardia «è un elemento essenziale per difendere la distinti-vità del mondo agricolo italiano che fonda le sue radici sulla tipicità e sulla biodiversità». Tra le voci in disaccordo quelle di Futuragra che ha ricordato la sentenza della Corte di Giustizia europea secondo cui «la messa in coltura di Ogm quali le varietà del mais Mon 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono già stati autorizzati da Bruxelles e le varietà già iscritte al registro europeo delle sementi». Secondo l’industria dei mangimi rappresentata da Assalzoo, infine, la clausola di salvaguardia contro gli Ogm invocata dal Senato «potrebbe esporre l’Italia a nuove e pesanti sanzioni». In base alla direttiva 2001/18/Ce servono, infatti, «fondati motivi per limitarne, vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio».

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