Il premio nobel contro la sacra triade delle riviste della “falsa scienza”

Il Foglio
Giulio Meotti

Il premio Nobel contro la sacra triade delle riviste della “falsa scienza” Roma. “Io sono uno scienziato, la mia professione consente di ottenere grandi cose per l’umanità. Per questo ho chiesto al mio laboratorio di evitare le grandi riviste e di incoraggiare gli altri a fare altrettanto”. E’ una formidabile geremiade quella del premio Nobel per la Medicina di quest’anno, l’americano Randy Schekman, che assieme a due colleghi ha scoperto le strade attraverso le quali le proteine e altri elementi vengono trasportati tra le cellule. Dalle colonne del quotidiano di sinistra Guardian, Schekman ha lanciato un attacco a Nature, Science e Cell, “la sacra triade delle pubblicazioni scientifiche”. Il premio Nobel denuncia il loro conformismo, il sistema a incentivi che le regge e corrompe, la “falsa scienza” che propagano, la costruzione del consenso e quindi di una opinione pubblica ammaestrata a dovere. “La reputazione delle grandi riviste è solo in parte giustificata” afferma Schekman, che le paragona a “quegli stilisti che creano borse o abiti in edizione limitata”. Così “un documento può diventare molto citato perché è buona scienza — o perché è accattivante, provocatorio o sbagliato”. Schekman è spietato con le riviste, scrive che hanno imposto una “tirannia”. La scorsa settimana c’è stato il caso clamoroso della rivista Food and Chemical Toxicology, la bibbia delle ricerche agricole pubblicata dal colosso editoriale Elsevier, che ha stralciato lo studio del biologo francese Gilles-Eric Séralini sulla tossicità del mais transgenico. “Fondato su ricerche non verificate”, “debole”, “non scientifico”. Queste le motivazioni della rivista. Schekman cita però un caso eclatante che a suo dire avrebbe sancito la morte definitiva delle riviste scientifiche. Nel maggio del 2005 arriva da Seul l’annuncio che erano state create undici linee embrionali su misura, utilizzando la tecnica di trasferimento nucleare usato dagli inglesi sulla pecora Dolly. L’esperimento, a opera del veterinario Hwang Woo-suk, viene pubblicato in pompa magna sulla rivista Science. Soltanto che poi si è scoperto che Hwang aveva pagato alcune assistenti per avere in cambio ovociti necessari alla donazione, che aveva contraffatto le foto del suo studio apparse su Science e che nove delle undici linee embrionali pubblicate sulla celebre rivista scientifica erano un falso. Però intanto Hwang e i suoi collaboratori avevano gabbato Science e tutto il sistema della peer review, affamati di messianesimo scientifico. E pensare che fotografie di Hwang, noto anche come il “mago che ridona la vita”, erano apparse persino sui treni della metropolitana della capitale Seul e che fuori dal suo laboratorio erano state sistemate grandi piante di orchidee, a protezione del semi dio Hwang. E che era stato perfino stampato un francobollo in suo onore: mostra l’intervento su una cellula staminale embrionale e la sequenza di un uomo costretto alla sedia a rotelle che poi comincia a camminare, a correre e a saltare. Purtroppo non era scienza, ma superstizione e culto della personalità. A detta del Nobel, un binomio poco scientifico.. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.