IL PAPA: «SCIENZIATI, RISPETTATE LA VITA» (Il Messaggero)

<b>25 Febbraio 2003</b> – È il duro appello di Giovanni Paolo II rivolto ai medici e ai partecipanti dell'Assemblea generale della Pontifica Accademia per la Vita ricevuti ieri in udienza dal Pontefice. Papa Wojtyla è tornato così a ribadire il suo "no" alla clonazione e alle manipolazioni genetiche che da diverso tempo si svolgono in varie parti del mondo. «È necessario – ha detto il Santo Padre – che gli scienziati siano consapevoli dei limiti invalicabili che la tutela della vita, dell'integrità e dignità di ogni essere umano impone alla loro attività di ricerca». La Chiesa cattolica non è contraria alla scienza, né agli "scopi" e ai "mezzi" della ricerca che «devono essere rispettosi della dignità dell'uomo in ogni fase della sperimentazione», ma si oppone quindi alla "cultura della morte". «Non si può tacere – ha aggiunto Giovanni Paolo II – a certi esiti o pretese della sperimentazione sull'uomo. Non è permesso a nessuno e tanto meno alla Chiesa, cui l'eventuale silenzio sarebbe domani imputato da parte della storia e forse degli stessi cultori della scienza». Quello del Pontefice è un appello mirato a ribadire con forza la grande contrarietà della Santa Sede a tutte quelle forme di intervento sull'uomo che mirano a renderlo "creatore" della vita, come per esempio la clonazione o la vita generata "in provetta". E il Papa ha lanciato il suo appello «affinché la ricerca scientifica e biomedica, evitando ogni tentazione di manipolazione dell'uomo, si dedichi con impegno ad esplorare vie e risorse per il sostegno della vita umana, la cura delle malattie e la soluzione dei sempre nuovi problemi in ambito biomedico».

Parlando ai medici di tutto il mondo il Pontefice ha voluto ricordare anche i Paesi meno sviluppati rilevando «l'urgenza di colmare il gravissimo e inaccettabile fossato che separa il mondo in via di sviluppo dal mondo sviluppato, quanto alla capacità di portare avanti la ricerca biomedica, a beneficio dell'assistenza sanitaria e a sostegno delle popolazioni afflitte dalla miseria e da disastrose epidemie».

In particolare, ha proseguito il Papa, «penso al dramma dell'Aids, in molti Paesi dell'Africa. Occorre rendersi conto che lasciare queste popolazioni senza le risorse della scienza e della cultura significa non soltanto condannarle alla povertà, allo sfruttamento economico e alla mancanza di organizzazione sanitaria, ma anche commettere un'ingiustizia e alimentare una minaccia a lungo termine per il mondo globalizzato».

<i>di DAVID MURGIA</i>