Il notaio che certifica il testamento biologico

Letizia Tortello

biotestamentoNatale De Lorenzo è un uomo di legge. Fa il notaio. Una lunga professionalità alle spalle. Come per tutti i suoi colleghi, i testamenti sono pane quotidiano. Da circa un anno però la sua carriera ha avuto una svolta decisa. Coraggiosa. Coscienza e legge hanno trovato la quadra: il notabile De Lorenzo, titolare di un grosso studio del centro, a due passi da piazza San Carlo, ha iniziato a raccogliere testamenti biologici. E’ uno dei pochissimi in Italia a svolgere questo servizio: poco più di cinquecento euro per mettere nero su bianco le volontà della propria morte.

Disposizioni di fine vita che lui, pubblico ufficiale, prende la responsabilità di firmare. Titoli al confine con l’ufficialità, ora che non c’è una vera e propria legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento ( è il nome del ddl in discussione alla Camera) e la decisione se interrompere o no le cure sanitarie è presa ancora caso per caso, affidata alla discrezionalità della magistratura. Otto i documenti firmati sulla sua scrivania. Quattro pratiche concluse. Quattro in via di definizione: «i clienti sono decisi a procedere, abbiamo già affrontato i primi colloqui – spiega-. Sondo le loro intenzioni, informo di tutti i rischi che corrono, visto che c’è la possibilità che il testamento non venga accettato, propongo il mio modello studiato ad hoc, che traduce la volontà sulla morte in un linguaggio il più possibile apprezzabile dal magistrato. Ci troviamo nella più completa giungla di una legge che non c’è, oggi i pazienti non hanno voce. Io mi prendo la responsabilità di dargliela».

Due uomini e due donne hanno sinora registrato il proprio volere. «Appartengono a ranghi sociali elevati, hanno un buon livello d’istruzione». Nella poca chiarezza etica e giuridica su questi temi, spesso strumentalizzati dalle ideologie, anche il testamento biologico diventa una questione di élite: «il lavoratore della Fiat non ha nemmeno il dubbio. Arriva da me chi ha la tranquillità economica per ragionare sul valore della sua dignità di uomo. Lo vedo e lo sento il travaglio dei clienti. La cosa più incredibile è che sono tutti sani, di mezz’età, magari non sposati, ma con persone attorno. Pensano al loro futuro. Vogliono troppo bene ai loro cari per pesare su di loro, da ammalati, una volta divenuti oggetti da pulire, da cambiare, da accudire come vegetali. Bisogna viverle certe situazioni: un parente che si trova a fianco di un malato terminale muore ogni giorno un po’».

Mai come in questi casi «le parole sono pietre», dice. Ed è per questo che i documenti che De Lorenzo redige rispettano ogni possibile accortezza. Chiedono quello che a Eluana è stato per lungo tempo negato: di interrompere i «provvedimenti di sostegno vitale, quali la dialisi, la trasfusione, la rianimazione, le terapie antibiotiche, l’alimentazione artificiale», nel caso in cui la malattia sia irreversibile. Invocano perfino l’eutanasia attiva e passiva: «nella prospettiva di una depenalizzazione» – dice ancora il testamento – «chiedo che mi sia praticato il trattamento eutanasico per la conclusione della mia esistenza». Una volta registrate, le volontà dei clienti seguono un iter obbligatorio: vengono spedite a Roma al Registro Generale dei Testamenti di Vita.

Anche se De Lorenzo, a differenza dei colleghi, adotta una piccola accortezza: produce sole quattro copie originali del testamento. Una per sé, una per il registro, una per il cliente e una per il fiduciario (il testimone e mandatario morale delle volontà del malato), che all’aggravarsi della malattia consegnerà le copie ai medici (specialista e generale). «Se i medici si rifiutano, è diritto del paziente trovarne altri due che mettano in atto il testamento», dice De Lorenzo. E aggiunge: «Perché dovrei rifiutarmi di ricevere chi vuole morire con dignità? Dopo aver firmato i clienti sono finalmente sollevati, si sono tolti un peso dalla coscienza che li rendeva inquieti. Ci sono colleghi cattolici, altri hanno paura. Se ci fosse una legge non potremmo fare obiezione di coscienza». Intanto si attende che il Parlamento si pronunci su questo argomento. Toccherà aspettare il passare delle elezioni. Chissà quali elezioni.

Se in Italia la discussione verte sul problema della sospensione delle cure, in alcuni paesi della Ue questo gradino è da tempo superato. Si decide oggi in merito all’eutanasia. Nei Paesi Bassi, in Belgio e nello stato americano dell’Oregon il paziente può già pronunciarsi per iscritto in tal senso. In Germania esiste una legge sul testamento biologico (1° settembre 2009), fondata sul principio del diritto all’autodeterminazione: prevede la possibilità di decidere preventivamente se sottoporsi a esami, cure o interventi medici. Anche in Inghilterra è consentita una dichiarazione anticipata (Mental Capacity Act del 2005), ma solo per rifiuto di trattamento, valida in caso di incoscienza del paziente; deve essere considerata applicabile dallo staff medico. Di recente però, il dibattito si è spostato sull’eutanasia, dopo che Ray Gosling , il presentatore della Bbc che ha dichiarato di aver ucciso il compagno malato di Aids, è stato arrestato e rischia 14 anni di carcere per omicidio.

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