Il mais Ogm vietato per decreto

Il Sole 24 Ore
Ernesto Diffidenti

 L’Italia vieta per decreto le semine di mais Mon 810 prodotto da Monsanto. Il provvedimento è stato firmato dai ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, dell’Ambiente, Andrea Orlando e delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, con l’obiettivo «di colmare un vuoto normativo dovuto alle recenti sentenze della Corte di Giustizia europea». Sentenze secondo cui un paese membro non può vietare la coltivazione di varietà geneticamente modificate già autorizzate dalla Commissione Ue. Un principio che ha spinto un agricoltore friulano a seminare il mais transgenico. «La nostra agricoltura si basa sulla biodiversità e sulla qualità -spiega De Girolamo – e su queste dobbiamo continuare a puntare, senza avventure che anche dal punto di vista economico non ci vedrebbero competitivi. Il decreto è solo il primo elemento, quello più urgente, di una serie di iniziative con le quali definiremo un nuovo assetto nella coltivazione di Ogm nel nostro paese». Il riferimento è all’applicazione della clausola di salvaguardia, sollecitata anche dal Parlamento e dalla Conferenza delle Regioni, che un paese della Ue può invocare pervietare le coltivazioni Ogm in caso di pericoli reali per l’uomo o l’ambiente. Tale procedura è stata adottata da Francia, Germania, Lussemburgo, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Polonia, Austria. Mentre sono cinque i Paesi che producono Ogm per un totale di u9mila ettari: capofila la Spagna con oltre u6mila ettari, seguita da Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia e Romania. Numeri trascurabili rispetto ai 170 milioni di ettari coltivati nel mondo. Anche per il ministro dell’Ambiente il decreto rappresenta «solo la prima parte di un percorso nel quale il sistema Italia nel suo complesso deve offrire una convinta prova di unità e compattezza». Orlando, dunque, lancia un appello alle Regioni che «devono dare il loro contributo per la costruzione di un quadro di misure idonee a garantire la salvaguardia delle nostre coltivazioni tradizionali e biologiche». Lo stop resterà in vigore fino all’adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178/2002 che prevedono, tra l’altro proprio l’adozione di norme per garantire la coesistenza tra varietà tradizionali, biotech e biologiche e comunque per un periodo di massimo di 18 mesi. Il decreto sarà immediatamente notificato alla Commissione europea e agli altri 27 Stati membri dell’Unione europea. Non è la prima volta che l’Italia ricorre a un decreto per fermare gli Ogm. Era già successo nel 2000 quando il governo bloccò l’import di tre varietà di mais Ogm. Il provvedimento fu poi revocato nel 2004 dopo le sentenze avverse del Tar, del Consiglio di Stato e della stessa Corte europea. E da Vivaro, alle porte di Pordenone, dove ci sarebbe il campo coltivato con Mon 810, filtra già una lettera di Bruxelles secondo cui non ci sarebbero gli elementi per un divieto d’urgenza degli Ogm. Tra decreti, ricorsi e controricorsi, una cosa appare certa: da oltre dieci anni in Italia gli Ogm non sono né coltivati né sperimentati. E da ieri c’è un decreto in più a ricordarlo. 

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