
L’esplorazione della mente è una frontiera ambiziosa ma ambigua: come applicare il metodo scientifico al cervello, oggetto e soggetto dell’indagine? Tanto la psicologia del profondo nel Novecento quanto le neuroscienze nel XXI secolo sono state bersagliate da una vasta e saccente letteratura.
Gilberto Corbellini – ordinario di storia della medicina alla Sapienza di Roma – ed Elisabetta Sirgiovanni – ricercatrice in neuroetica del Cnr – propongono però la questione da altro un punto di vista e per certi versi inedito: il loro «Tutta colpa del cervello. Un’introduzione alla neuroetica» (Mondadori) non è un saggio di neuroscienze, ma un testo di filosofia delle neuroscienze, che indaga gli aspetti epistemologici delle spiegazioni neuroscientifiche e le implicazioni etiche, sociali e giuridiche. Proprio le perizie neuro-scientifiche entrano sempre più nei tribunali e l’Italia – spiega Sirgiovanni – occupa un posto centrale nel dibattito internazionale sul neurodiritto. «Il nostro Paese – specifica – è stato il primo in Europa in cui i giudici hanno accolto le risultanze di perizie psichiatrico-forensi ottenute su indagini di tipo neurogenetico e neurocognitivo per l’attribuzione di infermità mentale a imputati colpevoli di omicidio». Già nel caso Roper contro Simmons del 2005 una sentenza della Corte Suprema Usa dichiarava l’incostituzionalità della pena di morte peri minorenni, citando studi neuroscientifici sulla diversità tra il cervello di un adulto e quello di un adolescente. E oggi tomografi e macchine perla risonanza magnetica hanno un’influenza sempre maggiore sulla teoria del diritto: «Nuovi contributi saranno offerti dalle neurotecnologie – aggiunge la ricercatrice – e si valuta che mezzi di trattamento sul cervello potrebbero sostituire in alcuni casi la detenzione». Se le trame del cervello sono state a lungo appannaggio della psicoanalisi, oggi le indagini proseguono su base empirica. A cominciare dal concetto di inconscio, alla lente delle neuroscienze: «L’idea è non solo che vi siano processi silenti, automatici, ma che i processi coscienti non siano che un’interfaccia efficace di ciò che accade a livello dei meccanismi neurofisiologici». La discussione è intensa. «Non è nostro interesse entrare nel merito delle singole scoperte – precisa Sirgiovanni – quanto far capire che queste potrebbero produrre una rivoluzione culturale senza precedenti». Concetti come l’inconscio, ma anche prodotti del cervello, della genetica e dell’epigenetica come «coscienza», «mente» o «morale», vanno definendosi nei confini semantici su cui filosofi e scienziati lavorano da tempo: le neuro-scienze ora vengono in aiuto, ma a volte l’approccio genera scetticismo – secondo gli autori – perché si teme la sparizione delle discipline umane e sociali. Tuttavia le neuroscienze cognitive sono un’impresa indispensabile e multilivello. E se l’impatto delle neuro-scienze è potente grazie alle neuroimmagini, come strumenti conoscitivi e diagnostici, potenti saranno anche le possibilità delle neurotecnologie di intervento sul cervello: stimolazioni e impianti neurali e per il futuro staminali, rigenerazioni, ingegneria genetica. «Oggi il trattamento delle malattie neurologiche e psichiatriche è quasi esclusivamente affidato agli psicofarmaci – nota Sirgiovanni – ma esistono risultati importanti che provengono dalle stimolazioni: interne, come quella cerebrale profonda, usata per ridurre i sintomi di patologie come il Parkinson o la Tourette, ed esterne, come la stimolazione magnetica transcranica, usata per l’epilessia». Queste tecniche non solo verranno impiegate nella clinica: «E verosimile che si ricorrerà a tali possibilità per migliorare le proprie prestazioni in ambito scolastico, lavorativo, sportivo o militare». E il potenziamento neuro-cognitivo – concludono Corbellini e Sirgiovanni – è uno dei problemi centrali della neuroetica con il quale dovremo sempre più fare i conti.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.