In Senato, mercoledì scorso, ha avuto luogo una discussione importante per il futuro e il rilancio della ricerca italiana. Su esortazione di un nutrito gruppo di senatori e capigruppo, il governo, rappresentato dal sottosegretario Gozi, si è impegnato entro l’estate a «trattare e risolvere il tema della ricerca pubblica in campo aperto».
L’Italia è infatti il principale Paese europeo dove è consentita la sperimentazione Ogm esclusivamente in laboratorio, in una condizione artificiale tale da rendere le ricerche di scarso o nullo interesse pratico, oltre che scientifico.
E pensare che l’Italia era uno dei Paesi all’avanguardia nella biotecnologia agraria e nell’innovazione delle società sementiere prima che, circa 15 anni fa, un’ondata di oscurantismo naturista si abbattesse sull’opinione pubblica e sulle istituzioni, condizionandone le scelte politico-economiche in campo agrario.
Negli Anni 60 abbiamo alterato geneticamente del grano per crearne la varietà «creso» che ha reso famosi pasta e pizza nostrani nel mondo. Negli Anni 90, poi, siamo stati i primi a inventare mele Ogm – nel laboratorio universitario di Silvie-ro Sansavini – capaci di resistere a un fungo responsabile della ticchiolatura, che causa ingenti perdite di raccolto e 20 trattamenti l’anno di pesticidi. Nel 2002, però, arriva il divieto sugli Ogm e tutto volge al peggio.
L’Italia quelle mele le vieta, ma Svizzera e Paesi Bassi le hanno piantate, permettendo ai loro agronomi e ricercatori di fare (col genio italico) ciò che a noi è impedito. Al contrario, i nostri agricoltori osservano impotenti la bilancia commerciale agroalimentare andare in deficit per4-6 miliardi l’anno da decenni e sono costretti ad acquistare all’estero la soia Ogm, che alimenta quasi tutti gli animali di cui ci nutriamo, e a rinunciare a vendere per uso umano il 60% del mais, perché pieno di tossine cancerogene causate da funghi parassiti (che il mais Bt, Ogm, elimina senza pesticidi).
Alcuni senatori hanno probabilmente capito che lasciare spazio alla ricerca potrebbe rilanciare il comparto, rimettendo i soldi in tasca ai coltivatori che inizierebbero così a produrre in Italia le varietà che ora comprano all’estero.
Il dibattito in Aula è stato istruttivo. Da un lato c’erano gli argomenti privi di evidenze scientifiche e soprattutto basati sull’emotività quali la paura della contaminazioni e gli interessi delle multinazionali, sostenuti dalle senatrici Fucksia e De Petris, che rappresentano le posizioni spesso antiscientiste dei rispettivi partiti M5S e Sel, e dal senatore Ruta del Pd (segno di una spaccatura nel proprio partito). Dall’altro c’erano i dati sulla sicurezza sanitaria e ambientale e il desiderio di rilancio della ricerca e del comparto dell’innovazione agroalimentare.
Questi erano gli argomenti avanzati dai capigruppo di Pd, Forza Italia e Ncd al Senato, ovvero da senatori che sembrano interessati a rimettere in ordine i fatti, come Zanda, Romani e Schifani, e dalla senatrice a vita Cattaneo, firmatari di un odg per riprendere la ricerca e sostenuti anche dai senatori Bianconi, Amidei, Giovanardi e dal presidente della Commissione Agricoltura Formigoni. A loro e al presidente della Commissione Igienee Sanità De Biasi va riconosciuto il non comune coraggio di aver ammesso che non si può sostenere che, poiché nel 2013 il Senato votò contro i test in campo aperto, allora la decisione debba restare.
Lo stesso fecero con Stamina e il cambio di verso ci ha portato a un plauso internazionale riconosciuto da «Nature». Questa è politica basata sulle prove d’efficacia che ispira i più avanzati Paesi europei. Forse i senatori stanno capendo che gli Ogm possiamo anche non mangiarli (su questo decideranno i cittadini), ma non possiamo vietarne lo studio – come auspica la direttiva europea – pur lasciando agli Stati la libertà di coltivare o meno Ogm.
Una libertà di ricerca che era chiara già ai padri costituenti, i quali nell’articolo 33 sancirono che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.