Heidegger, Stamina e la scienza che non pensa

piuttosto lunga”. – Francesco Gusmano, Garbagnate Milanese 

Davvero, caro Gusmano, la lista dei colpevoli sarebbe molto lunga ed è per questo che, per semplificare, ho citato solo Heidegger. Lei peraltro ha ragione, il pensiero del filosofo tedesco è assai più sfumato e complesso. Ma è anche vero che la vulgata non lo è affatto e si esprime, in Italia, in perfetta continuità con le filosofie di stampo idealistico egemoni da più di un secolo. Di più. Heidegger e i filosofi postmoderni, anziché essere visti in chiave di continuità con il mainstream della filosofia italiana, e proprio dal punto di vista delle critiche alla scienza, vengono presentate come se esprimessero un pensiero innovativo, fondamentale e importante, capace di farci uscire dal nostro provincialismo. E così, per essere à la pagè, bisogna continuare a dire che «la scienza non pensa», ma anche che è violenta, disonesta, pericolosa, menzognera, improntata alla razionalità strumentale. Tra crociani, adomiani, costruttivisti sociali, culturalistivari e decostruzionisti postmoderni il messaggio è sempre quello. E attecchisce meravigliosamente bene nel nostro povero, declinante Paese. Dove a «non pensare», più che la scienza, è stata una classe dirigente e politica di stampo umanistico che, dagli anni Sessanta in poi, ci ha fatto perdere tutti i treni dell`innovazione e della modernità, e ancora oggi ce ne fa perdere. La biologia molecolare, l`energia nucleare (e quelle alternative), l`elettronica, l`informatica. Oggi le cellule staminali. Gli esempi sono ben noti e li aveva bene in testa il fisico Giuliano Toraldo Di Franda quando nel1971 disse che l`«Italia è un Paese in via di sottosviluppo». È il sottosviluppo di cui siamo oggi tutti testimoni, ma che viene da molto lontano. Però è vero: Heidegger era più sofisticato. Egli semplicemente voleva dire, nelle sue lezioni dei primi anni Cinquanta su Che cosa significa pensare, che la scienza «non pensa» nel senso che indaghi propri ambiti senza metterli in questione come tali. Cosa che fa invece la filosofia, che è in grado di andare al di là del procedere metodico della scienza. Per esempio la fisica tratterebbe la natura di certi enti solo a livello onda>, evitando la questione ontologica del modo d`essere che pertiene a quegli enti. Qualcosa di simile peraltro lo aveva detto anche Max Weber, più sobriamente, nel suo saggio La scienza come professione, soprattutto quando parlava della medicina e dei problemi etici che essa comporta. Ma a me anche questa pare una riflessione piuttosto riduttiva rispetto alla ricchezza di possibilità epistemologiche ed euristiche – e anche etiche – che le varie scienze possono offrire. E non permette neppure di esplorare i mille affascinanti modi in cui scienza e filosofia proficuamente si intersecano nella storia del pensiero umano e oggi più che mai. – Armando Massarenti

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