«Grumo di cellule o persona?»: acceso confronto Vattimo-Savagnone sulla fecondazione

Gabriella La Mendola
Appassionata e appassionante la conferenza-dibattito – organizzata dalla Missione Chiesa-Mondo – che si è svolta ad Ognina presso la “Tenda di Ulisse”.
“L’embrione umano: grumo di cellule o persona?” Questo il tema attorno a cui si è riflettuto e a cui hanno partecipato più di 800 persone, venerdì 8 Aprile.

Si sono confrontati in un vero e proprio dibattito che, in certi passaggi è stato particolarmente acceso, il prof. Gianni Vattimo – docente di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Torino e massimo teorico del “pensiero debole” – e il prof. Giuseppe Savagnone – docente di storia e filosofia presso il liceo classico “Umberto I” di Palermo e già membro della Comitato nazionale di Bioetica.

Prima di iniziare il vero e proprio dibattimento tra i due filosofi si è ritenuto opportuno far precedere l’intervento di due esperti in campo scientifico – dott.ssa Loredana Papale (Responsabile del laboratorio di embriologia di Catania) e prof.ssa Marcella Renis (docente di biochimica e biologia molecolare presso l’università di Catania). Tali interventi sono serviti da supporto iniziale al taglio della serata il cui scopo non era assolutamente quello medico-scientifico, quanto piuttosto etico-culturale.

Il problema infatti non era di stabilire se l’embrione umano appartiene o no alla specie umana, bensì se l’essere umano fin dal suo concepimento può essere considerato persona..
“Si tratta, pertanto, di un tema di capitale importanza etica e culturale, che va al di là” ha sottolineato mons. Fallico, moderatore della serata – “della scadenza referendaria. Un tema che interessa il futuro dell’umanità”.

I due relatori hanno espresso pareri completamente divergenti. Il prof. Vattimo ha argomentato che l’embrione non può essere considerato una persona portatore di diritti, in quanto “non ha autoscienza, non lo vediamo, non lo tocchiamo, non reagisce ai nostri stimoli”. Di contro il prof. Savagnone ha evidenziato il fatto che il solo appartenere alla specie umana rende l’uomo persona, e in quanto persona portatore di diritti. Se non fosse così si dovrebbero giustificare gli eccidi e i soprusi del passato e quelli ipoteticamente futuri contro tutti quegli uomini che, per un motivo o per un altro, noi non riteniamo idonei ad essere “persone” in base a criteri individuali o di parte.

Particolarmente importante, a mio avviso, la premessa dell’intervento di Savagnone: non dobbiamo difendere la personalità dell’embrione in forza della nostra fede o utilizzando argomentazioni che si riferiscano al soprannaturale, ma dobbiamo difendere e argomentare in forza della stessa ragione. Le domande in sala sono state numerose e forse quelle dei giovani sono state le più spontanee e dirette. Certamente la problematica in poche ore non poteva essere sviscerata in ogni sua parte. È servita da forte stimolo per una seria riflessione. Come Giovanni Paolo II ha esortato nel discorso tenuto all’UNESCO nel 1980 è tempo di risvegliare le coscienze: «Bisogna convincersi della priorità dell’etica sulla tecnica, del primato della persona sulle cose, della superiorità dello spirito sulla materia. La causa dell’uomo sarà servita se la scienza si allea alla coscienza». E oggi a pochi giorni della sua scomparsa forse la sua voce si fa ancora più insistente e autorevole.