Ma, al convegno Biopolitica e Medicina Rigenerativa, organizzato la settimana scorsa a Berlino dalla Fondazione Friedrich Ebert e dal Max-Delbrueck-Centrum (MDC), si e’ capito che la legge attuale non potra’ reggere a lungo.
La stessa ministra per la Ricerca Edelgard Bulmahn ha sostenuto che una nuova legge non e’ da escludere, anche se sara’ necessario farla precedere da un nuovo dibattito. Persino il Segretario di Stato Wolf-Michael Catenhusen, finora piuttosto contrario, ha ammesso che si dovra’ ridiscuterne, al piu’ tardi quando si profilasse l’eventualita’ di un’applicazione clinica della ricerca. Da parte sua, il cancelliere Schroeder era tornato a farsi sentire il 17 marzo in difesa della clonazione terapeutica.
In effetti, la calma dei mesi scorsi era solo apparente. Appena varata la legge che autorizza i biologi tedeschi a lavorare esclusivamente su cellule embrionali importate e reperite prima del primo gennaio 2002, questi dissero subito che non sarebbero state sufficienti. In piu’ segnalarono una bizzarria della legge, per cui se uno di loro partecipasse a un progetto internazionale in cui si utilizzano delle staminali embrionali piu’ recenti, ebbene dovrebbe essere punito anche se personalmente non lavorasse con quelle cellule. Soltanto Maria Boehmer della CDU, coautrice della legge si ostina a rivendicarne i meriti. Contraddetta pero’ da Walter Birchmeier dello MCD, secondo cui con questa legge i problemi non possono che aumentare. “Da circa due mesi sappiamo che le linee di cellule staminali ricavate prima della data stabilita contengono proteine animali