«Furono vili quei governi che dissero no» al riferimento alle radici cristiane dell’Europa nella Costituzione Ue elaborata a Bruxelles. Un’accusa precisa quella mossa dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini al Meeting di Cl e che è valsa al vicepremier l’applauso della platea ciellina (in precedenza Fini aveva ricevuto anche qualche fischio per le posizioni assunte sul referendum per la fecondazione assistita). «Sono gli stessi governi – ha aggiunto il ministro – che oggi dicono riguardo all’Iraq e all’ Afghanistan ‿tutto sommato chi ce lo fa fare?‿». Fini ha anche toccato il tema dell’identità occidentale e dei rapporti con l’Islam. «In questa fase di globalizzazione, di attacco del terrorismo alla civiltà radicare un’identità è un dovere e solo chi ha un’identità radicata può non temere il confronto con altre identità. Esiste un Islam moderato ed è un dovere dialogare con altre radici, nel momento in cui si ha la prova – ha aggiunto il ministro riferendosi ai processi di democratizzazione in Iraq e in Afghanistan – che questi valori possono scaturire anche dal basso in società musulmane».
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