Fini- Giovanardi è legale? Fra 7 giorni la decisione

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L’Unità
Anna Tarquini

La legge italiana sulla droga è incostituzionale? Mentre l’utilità e l’efficacia dell’uso terapeutico dei cannabinoidi è cosa acclarata e nuove norme si fanno strada a spallate, tra una settimana la Consulta deciderà se la Fini-Giovanardi non ha violato la normativa europea equiparando le pene tra droghe leggere e droghe pesanti.

Le due questioni, uso terapeutico e legittimità di alcune norme della Fini-Giovanardi, vanno di rigore a braccetto perché riguarda anche chi è stato assicurato alle patrie galere (non pochi) dopo aver coltivato canapa indiana per curarsi. E non è un caso che tra gli appelli che corrono via Internet affinché i giudici supremi boccino la legge sulla droga c’è quello del dottor cannabis, al secolo Fabrizio Cinquini, un medico specializzato in chirurgia vascolare di recente condannato a sei anni dal tribunale di Lucca. La sua è una storia nota ma esemplare. La spiega lui stesso dalla piattaforma Change. org dove ha lanciato la petizione. «Mi chiamo Fabrizio e sono un medico. Ho iniziato a coltivare per ricerche terapeutiche e per curarmi l’epatite C. L’ho presa sul lavoro, era il 1997. Dovetti operare in emergenza su un’ambulanza un paziente che aveva il virus». Dopo diversi cicli di cure tradizionali Fabrizio Cinquini era diventato l’ombra di se stesso. E così iniziò a studiare cure alternative e soprattutto le proprietà terapeutiche della cannabis. Funzionò. Iniziò l’uso sperimentale della terapia su se stesso. Questo fino a quando lo scorso luglio i carabinieri trovarono nel giardino della sua casa a Pietrasanta 227 piantine di marijuana. Si era autodenunciato. Fini in carcere, per sei mesi durante i quali fece lo sciopero della fame per sedici giorni e venne anche ricoverato nel manicomio giudiziario di Montelupo Fiorentino, tristemente noto alle cronache per le condizioni in cui versano i detenuti. Poi gli furono concessi gli arresti domiciliari, ma a casa della madre, «così non ha un campo a disposizione per coltivare la canapa» parole testuali del giudice. Infine il 19 dicembre scorso è stato riconosciuto colpevole e condannato a sei anni e 30mila euro di multa. Oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nemmeno fosse tra i peggiori criminali. Scrive oggi Cinquini: «Normare la distinzione del trattamento sanzionatorio tra droghe leggere e droghe pesanti svuoterebbe le carceri e danneggerebbe seriamente la criminalità organizzata, in favore di un guadagno delle casse dello Stato». La giurisprudenza, sul tema, ha un atteggiamento ondivago. Però l’idea che si debba depenalizzare almeno l’uso personale e soprattutto se terapeutico si sta facendo strada. E di pochi giorni fa il caso di un bracciante agricolo di 57 anni, Cosimo Fonzetti, sottoposto ai domiciliari perché trovato in possesso di 170 grammi di fiori di canapa provenienti da una sua piantagione, già sequestrata, scarcerato perché l’uso medicale è stato riconosciuto dal tribunale di Brindisi. Meno bene è andata a Michele Russotto (il suo caso è stato sollevato dall’Espresso) che coltivava marijuana per un disturbo della personalità, patologia provata da certificati medici. Dopo armi di Valium, Seroquel, Tran-quirit e altro, questo ragazzo romano di 25 anni seguito dalla ASI ha sostituito i farmaci con il fumo. Ma il 5 gennaio scorso è stato arrestato e poi condotto ai domiciliari. Ora rischia 20 anni di carcere perché la legge Fini Giovanardi, equiparando le droghe pesanti e leggere per lo spaccio e la detenzione (le pene sono da 6 a 20 anni), non ammette la coltivazione in proprio. Recentemente è stato il senatore Luigi Manconi a presentare un ddl che disciplina l’uso terapeutico della canna-bis. Dice Manconi: «E anche un modo di disciplinare la farmacopea fai da te cui attualmente sono costretti i pazienti». Nel ddl è previsto che anche «le persone giuridiche private siano tra i soggetti autorizzati àlla coltivazione di piante di cannabis per scopi terapeutici». E legittima la coltivazione in relazione alle esigenze terapeutiche proprio e di propri congiunti. Anche il M5S si è mosso per la liberalizzazione, si è mossa la Lega, si è mosso Formigoni. I tempi sono maturi. Se la Consulta dovesse decidere per l’abrogazione della Fini-Giovanardi rivivrà la precedente legge Jervolino-Vassalli così come modificata dal referendum radicale del 1993 che aveva depenalizzato il consumo. L’uso terapeutico è oramai legale in 21 Stati degli Usa. In Colorado è legale anche il consumo ludico della canna-bis e in Uruguay è produzione di Stato. Lo ha detto Obama: «Non dovremmo infliggere ai giovani o chi ne fa uso individualmente lunghe pene in prigione quando alcuni di quei tipi che hanno scritto quelle leggi hanno fatto probabilmente lo stesso». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.