Un anno dopo la nuova legge nascite crollate: chi può fugge all’estero e su internet prendono piede le banche del seme
La legge sulla fecondazione assistita, un anno dopo: diminuiscono le gravidanze, aumentano gli insuccessi e i costi, si fa strada il turismo procreativo, il viaggio all’estero per avere un bambino, si diffondono siti internet che offrono liquido seminale “affidabile” e a buon prezzo. Tra attesa e sconforto, cause legali e incertezze si tenta un primo bilancio. Per ora il Far West non sembra finito, è piuttosto sospeso, la situazione appare come paralizzata.
“Nei centri arrivano meno coppie”, dice Carlo Flamigni, uno dei maggiori esperti di fecondazione assistita. “Anche se non disponiamo di dati definitivi possiamo valutare una diminuzione delle gravidanze del 15 per cento circa”. Ma dai centri arrivano dati ancora più allarmistici: un calo dei trattamenti del 25 per cento. Significa che una coppia su quattro ha deciso di desistere, o più semplicemente di aspettare. Chi può invece fugge all’estero. “Le più penalizzate sono state le donne meno giovani costrette a sottoporsi a più cicli di trattamenti – spiega Flamigni – ma la cosa peggiore è che la legge penalizza chi si sottopone alle cure, fa apparire tutto poco etico, qualcosa a cui sottoporsi a rischio personale, una follia familiare”.
Diminuiscono le nascite e crescono i costi perché il divieto di congelare gli embrioni moltiplica i trattamenti. “Per non parlare di chi decide di andare all’estero, in Spagna un ciclo viene a costare sui sette mila euro, a cui vanno aggiunte le spese di viaggio, di permanenza e poi magari un ciclo solo non basta”, spiega Maria Paola Costantini, avvocato, rappresentante delle associazioni di coppie infertili e con malattie genetiche. “Tra le coppie c’è molto sconforto, non riescono a spiegarsi la rigidità di questa legge che di fatto vieta le diagnosi preimpianto. Ci sono state una decina di cause proprio su questo”.
Così chi può parte. “Cinquemila coppie sono state in Spagna quest’anno, a Bruxelles se prima capitava una coppia al mese ora ne ce ne sono due o tre al giorno. Parte anche chi ha bisogno di trattamenti permessi in Italia solo per avere il congelamento degli embrioni e non sottoporsi a svariate stimolazioni”, dice Claudia Livi, segretaria generale del Cecos. “Quando le leggi sono troppo restrittive alimentano il mercato clandestino o l’emigrazione. Ora c’è anche chi va in Ucraina a Croazia, mercati più economici ma purtroppo anche meno controllati. Anche su Internet si diffondono banche che vendono liquido seminale controllato, arriva in contenitori che garantiscono due giorni di autonomia”.
Un anno di legge, un bilancio amaro. “Le coppie sentono leso un diritto fondamentale che non è quello del figlio ma il diritto alle cure”.