Fecondazione: Mantovano, legge va difesa perche’ pone delle regole

”La legge 40 va difesa perchè perla prima volta riconosce i diritti del concepito, prende atto di una realtà che è iscritta nella natura e non in posizioni ideologiche, perchè senza impedire a una coppia sterile di percorrere quest via così difficile pone delle regole e consente di uscire da quel far westche esistenza prima”. A parlare è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano che, a margine del suo intervento al convegno ‘Fecondazione artificiale. Il figlio, legittimo desiderio ma soggetto di diritti’ in corso a Torino, ricorda che per quanto riguarda il referendum ”la data è ancora oggetto di riflessione” e che ”la cosa più importante è riflettere sul merito dei quesiti referendari”.Il sottosegretario Mantovano, che ha aderito al Comitato per la difesa della legge 40 aggiunge poi che un altro dei motivi ”per difendere la legge è la necessità che la politica reciti una parte, perchè questi temi non possono essere lasciati alla totale autonomia di una tecnologia e di una ricerca che non possono essere chiamate da sole a decidere quando inizia la vita e come tutelare la salute, anche perchè il mito della neutralità di scienza e tecnologia è, appunto, un mito”.A proposito poi delle critiche avanzate, anche attraverso un appello di scienziati e premi Nobel, al fatto che la legge sulla fecondazione assistita impedirebbe la ricerca per la cura di patologie gravi, Mantovano ribatte che ”è evidente a tutti, anche dalle adesioni al Comitato per la difesa della legge che ci sono scienziati e ricercatori che spendono il loro nome ed il loro impegno a difesa di questa legge”.”Non è un problema -aggiunge- di anticipare il referendum verificando quanti scienziati stanno da una parte o dall’altra, ma è più onesto guardare all’oggettività dei problemi”.Parlando poi del referendum proposto dai Radicali, Mantovano, sottolineando che ”l’atteggiamento più corretto è quello di svincolare i quesiti referendari da ogni taglio confessionale” osserva però che ”l’atteggiamento che mi pare prevalente, e non solo nell’ambiente cattolico è di orientarsi verso un non voto”Questo perchè, secondo il sottosegretario all’Interno, ”temi così delicati e complessi non tollerano di essere sintetizzati con un sì o con un no”.”Il fatto che la Costituzione stabilisca che per la validità di un referendum è necessaria la metà più uno di votanti significa che non esiste solo l’opzione sì o no, ma anche quella del non voto. E non è un discorso -conclude Mantovano- assimilabile al non voto alle politiche”.