Non si tratta, come è stato detto da Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere del 3 settembre, di riproporre un «frusto scontro tra laici e cattolici», ma di vedere se il disegno di legge in questione risponde unicamente alle esigenze di qualche forza politica di recuperare un discorso privilegiato con le gerarchie cattoliche, oppure di dare risposte non ideologiche alle richieste della società civile.
Come laico non ho nessuna difficoltà ad ammettere, pur pensandola diversamente, che un retaggio etico più che secolare può legittimare da parte della maggioranza parlamentare il divieto della fecondazione eterologa. Esiste infatti un'etica collettiva, riguardo alla sessualità connessa alla procreazione, che non ha ancora interiorizzato le nuove possibilità della procreatica, e di questo occorre tener conto, specialmente riguardo al benessere del nascituro. E' facile immaginare le difficoltà di relazione, almeno nei primi tempi, del figlio di una coppia omosessuale.
Come, d'altra parte, esistono precise controindicazioni a legittimare sperimentazioni di clonazione riproduttiva umana. Un discorso completamente diverso è quello relativo alla clonazione terapeutica, che attraverso il divieto di ogni intervento sull'embrione, salvo poi, come detto prima, consentire di sopprimerlo quando sia diventato un feto di tre mesi, non solo impedisce promettenti ricerche per individuare terapie adeguate guarire parecchie patologie degenerative, ma rischia di escludere il mondo scientifico italiano dalla ricerca biogenetica.
Oltre a ciò alcune limitazioni imposte dalla legge si tramutano in possibili danni per la salute delle donne che si sottopongono a trattamenti di fecondazione assistita. Il ministro Prestigiacomo ha parlato di vulnus da risolvere riferendosi al fatto che ogni trattamento non può riguardare più di tre ovuli. Poiché questo nasce dal fatto che statisticamente solo un ovulo su tre attecchisce, è facile dedurre, per la nota legge che se io mangio un pollo e tu no mediamente abbiamo mangiato ciascuno mezzo pollo, che molte donne dovranno sottoporsi a più trattamenti, con tutti i disagi conseguenti che questo comporta.
Fortunatamente, data la sessione di bilancio, restano ancora due mesi affinchè si riescano a superare le logiche di partito e si possa, come ha detto il sen. Antonio Del Pennino (repubblicano della Cdl), ricercare quell'equilibrio su cui si possa realizzare un comune sentire attraverso un comune sforzo di reciproca comprensione.
<i>Ing. Vittorio Bertolini
Segretario sezione di Parma P.R.I.
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